Vittime di violenza


1. Cos’è violenza?
Per approfondire
2. Violenza domestica
Perché parlare di violenza domestica in questo contesto?
3. Tratta di essere umani
Cos’è la tratta di esseri umani?
Cos’è invece il traffico di migranti?
In Svizzera ci sono stati dei casi di tratta di esseri umani?
Come viene punita la tratta di esseri umani?
Ci sono regole particolari in caso di sfruttamento sessuale?
Perché i casi denunciati sono così pochi?
Ma non vi è l’aiuto alle vittime di violenza?
Chi denuncia di essere vittima di tratta può restare in Svizzera?
Come viene regolato il soggiorno durante le indagini?
Dopo il processo la vittima deve tornare nel suo paese?
Sono state messe in atto strategie particolari contro la tratta di esseri umani?
Per approfondire
4. Discriminazione razziale
Cosa si intende per discriminazione razziale?
Qual è il legame tra discriminazione razziale e violenza?
Per approfondire
5. Mutilazioni genitali
Cosa si fa per prevenire le mutilazioni genitali?
Per approfondire
6. Il diritto svizzero in materia di stranieri è violento?

1. Cos’è violenza?

Per violenza nella sua accezione globale l’Organizzazione mondiale per la salute – OMS (2002) intende “l’uso intenzionale della forza fisica o del potere, minacciato o reale, contro se stessi, altre persone o contro un gruppo o una comunità, da cui conseguono o da cui hanno una alta probabilità di conseguire lesioni, morte, danni psicologici, cattivo sviluppo (maldevelopment) o privazioni”. Questa definizione riflette la convinzione sempre più frequente tra ricercatori e professionisti in base alla quale è necessario considerare anche la violenza che non determina necessariamente una lesione o la morte, ma che provoca comunque conseguenze importanti su individui, famiglie, comunità e sistemi sanitari.

Per approfondire

Rapporto OMS 2002 sulla violenza e sulla salute nel mondo: http://www.who.int > cerca “violence and health”, poi selezionare la lingua

Torna all’indice

2. Violenza domestica

Perché parlare di violenza domestica in questo contesto?

Le misure contro la violenza domestica hanno efficacia limitata rispetto alle migranti che sono giunte in Svizzera nell’ambito del ricongiungimento famigliare, specialmente se provengono da paesi terzi non facenti parte dell’UE/AELS. Infatti, nonostante gli interventi di polizia, queste persone sono particolarmente esposte alla violenza da parte del partner, perché se si separano da lui rischiano di dover rientrare nel paese di origine: sconfitte, spesso stigmatizzate, magari senza i figli (cfr. il capitolo su Matrimoni e ricongiungimento familiare, Ricongiungimento familiare, Cosa succede per le vittime di violenza?).
L’osservatorio svizzero sul diritto d’asilo e degli stranieri in collaborazione con altre organizzazioni ha recentemente allestito un rapporto al riguardo che giunge alla conclusione che la protezione delle migranti vittime di violenza presenta grosse lacune.

Servizio dell’ufficio federale per l’uguaglianza fra donna e uomo (UFU) per la lotta alla violenza: vai.
Ulteriori link su questo sito, al capitolo separazione-divorzio, famiglia vari, violenza.

No al rimpatrio forzato – giustizia – OBR 2014

OBR Ticino 2014 – tutti i video

Torna all’indice

3. Tratta di esseri umani

Cos’è la tratta di esseri umani?

Secondo la definizione riconosciuta a livello internazionale, la tratta di esseri umani designa in particolare «reclutare, offrire, trasferire, collocare, ospitare o accogliere esseri umani con lo scopo di sfruttarli». Lo sfruttamento può comprendere lo sfruttamento sessuale, lo sfruttamento della manodopera o il prelievo di organi. Il reato è sempre connesso alla migrazione.

Gli autori del reato approfittano della povertà e della mancanza di prospettive dei migranti, e delle loro speranze in un futuro migliore nel Paese di destinazione, per reclutarli ad esempio con false promesse di possibilità di lavoro o di matrimonio. L’entrata nel Paese di destinazione può avvenire legalmente o illegalmente. In seguito le vittime vengono costrette alla dipendenza e allo sfruttamento, con la coazione, la violenza o con il giogo dei debiti.

Torna all’indice

Cos’è invece il traffico di migranti?

La tratta di esseri umani va distinta dal traffico di migranti. Con il secondo termine si indica l’aiuto, contro pagamento, all’entrata illegale in un Paese. Il traffico di migranti avviene di regola con l’accordo della persona interessata. La tratta di esseri umani e il traffico di migranti sono tuttavia collegati quando il prezzo da pagare per essere accompagnati o per soggiornare illegalmente in un Paese è sfruttato dagli autori del reato per costringere la persona interessata a un rapporto di dipendenza e sfruttamento.

L’aiuto all’entrata o al soggiorno illegali è punito sulla base dell’art. 116 LStr. con una pena detentiva sino a cinque anni se l’autore ha agito nell’intento di procurare a sé o ad altri un indebito arricchimento o con un’associazione di persone riunitasi allo scopo.

Torna all’indice

In Svizzera ci sono stati dei casi di tratta di esseri umani?

In Svizzera la tratta di esseri umani è svolta soprattutto da singoli individui o da piccoli gruppi famigliari o etnici. In singoli casi vi sono anche indizi di un coinvolgimento della criminalità organizzata.

In base alle stime internazionali sulla tratta e a quelle sul fenomeno della prostituzione illegale, nel 2002 l’Ufficio federale di polizia riteneva che in Svizzera da 1500 a 3000 persone fossero vittime della tratta di esseri umani finalizzata allo sfruttamento sessuale. Non esistono stime più recenti.

Negli scorsi anni sono stati denunciati annualmente ca. 30 casi di tratta di esseri umani, di cui soltanto tra 1 a 7 hanno portato ad una condanna.

Torna all’indice

Come viene punita la tratta di esseri umani?

La tratta di esseri umani è punita dall’articolo 182 del Codice penale (CP), che punisce tutte le forme della tratta di esseri umani contemplate dalla definizione riconosciuta a livello internazionale. E’ punibile anche la tratta commessa un’unica volta ai danni di una sola persona. La pena detentiva può arrivare fino a 20 anni.

Torna all’indice

Ci sono regole particolari in caso di sfruttamento sessuale?

Nei casi di tratta di esseri umani a scopo di sfruttamento sessuale l’eventuale consenso della vittima a prostituirsi non costituisce un’attenuante di rilievo, se ne viene sfruttata la situazione di vulnerabilità economica. L’articolo 195 CP continua a proibire il promovimento della prostituzione. In questo modo si puniscono rapporti di sottomissione che hanno lo scopo di iniziare una persona alla prostituzione contro la sua volontà o di costringerla a continuare a esercitarla.

Torna all’indice

Perché i casi denunciati sono così pochi?

Per paura di subire rappresaglie da parte degli autori del reato o per sfiducia, le vittime della tratta di esseri umani sono raramente disposte a sporgere denuncia contro i loro sfruttatori o a deporre presso le autorità. Le loro dichiarazioni tuttavia sono spesso decisive per il perseguimento penale.

Le donne vittime di tratta raramente si identificano come vittime: raccontano di violenza, debiti, costrizioni e minacce.

Uscire da una situazione di sfruttamento significa trovarsi davanti al nulla: senza alloggio, documenti, spesso senza permesso di soggiorno, senza soldi né lavoro o altra occupazione. Molte si sono indebitate senza speranza di poterne uscire. Inoltre, in seguito ai traumi subiti le vittime sono sotto forte pressione psichica e il loro futuro è incerto.

Torna all’indice

Ma non vi è l’aiuto alle vittime di violenza?

In base alla legge federale concernente l’aiuto alle vittime di reati (LAV), ha diritto alla consulenza e al soccorso ogni persona che, a causa di un reato, è stata direttamente lesa nell’integrità fisica, sessuale o psichica, indipendentemente dalla sua nazionalità e dal suo statuto di dimora. In linea di massima le vittime della tratta di esseri umani possono chiedere aiuto ai consultori per le vittime. A causa dei problemi spesso complessi sarebbe opportuna una consulenza specializzata.

Torna all’indice

Chi denuncia di essere vittima di tratta può restare in Svizzera?

Trattandosi di persone con statuto precario (perché con un permesso legato a un determinato scopo, limitato nel tempo, o senza permesso di soggiorno), le vittime rischiano di essere rinviate nel proprio paese di origine, con tutte le conseguenze che ciò comporta – ritorno in una situazione di povertà, stigmatizzazione da parte di parenti, famigliari, della comunità locale, mancanza di protezione nei confronti degli autori della tratta e delle loro organizzazioni, debiti da rimborsare, ecc.

L’art. 30 cpv. 1 lit. e) LStr consente di disciplinare il soggiorno delle vittime e dei testimoni della tratta di essere umani. Non esiste tuttavia un diritto garantito.

Torna all’indice

Come viene regolato il soggiorno durante le indagini?

In una circolare del 25.8.2004, l’Ufficio federale per la migrazione (UFM) consiglia ai Cantoni di concedere alla vittima della tratta di esseri umani che soggiorna illegalmente un tempo di riflessione, indicativamente di 30 giorni. Durante questo periodo, si rinuncia all’esecuzione di provvedimenti in materia di diritto degli stranieri (espulsioni). Se (e fintanto!) la persona interessata decide di cooperare con le autorità competenti e conferma di aver interrotto ogni rapporto con le persone indiziate, può esserle rilasciato anche un permesso di breve durata.

Torna all’indice

<

Dopo il processo la vittima deve tornare nel suo paese?

Fondamentalmente sì: il soggiorno viene autorizzato o comunque tollerato solo fintanto che la presenza della vittima è necessaria ai fini delle indagini di polizia o di un procedimento giudiziario.

In presenza di un caso personale particolarmente rigoroso e se la vittima ha collaborato, se l’autorità cantonale è disposta a rilasciare un permesso, può farne domanda all’UFM. Se l’allontanamento non è ragionevolmente esigibile, l’Ufficio federale dei rifugiati può, su richiesta della competente autorità, disporre l’ammissione provvisoria (permesso F).

Il piano d’azione nazionale contro la tratta di esseri umani 2012-2014 prevede alcune azioni anche in relazione ad una migliore protezione delle vittime (v. capitolo seguente).

Torna all’indice

Sono state messe in atto strategie particolari contro la tratta di esseri umani?

A livello nazionale è stato creato il Servizio di coordinazione contro la tratta di esseri umani e il traffico di migranti (SCOTT). A Zurigo vi è un consultorio specializzato nell’accompagnare vittime della tratta delle donne.

In Ticino, la polizia cantonale ha creato il gruppo TESEU, il cui obiettivo è essenzialmente quello di contrastare la prostituzione e quindi i reati ad essa legati quali la tratta degli esseri umani, di promovimento della prostituzione, di sfruttamento dello stato di bisogno e di usura. L’Antenna May Day, unitamente al progetto Primis, sono riconosciuti dal Consiglio di Stato quali enti di riferimento per coordinare la rete di aiuto per le persone che si prostituiscono costituita da diversi servizi operanti sul territorio.

Nel mese di ottobre 2012 è stato presentato anche un primo piano d’azione nazionale contro la tratta di esseri umani 2012-2014.

Torna all’indice

Per approfondire

Servizio di coordinazione contro la tratta di esseri umani e il traffico di migranti (SCOTT)

Centro d’intervento per le vittime della tratta delle donne, FIZ-Makasi

Circolare UFM (già IMES) del 25.8.2004:  circolare

Torna all’indice

4. Discriminazione razziale

Cosa si intende per discriminazione razziale?

Per discriminazione razziale si intende una disparità di trattamento di persone basata su tratti identitari essenziali ritenuti immutabili. In ambito giuridico rientrano nella discriminazione razziale anche le diffamazioni proferite in pubblico lesive della dignità umana.

Si distingue tra discriminazione diretta e indiretta. Vi è discriminazione indiretta quando sono adottate misure ritenute neutrali che, di fatto, si ripercuotono negativamente sotto il profilo quantitativo o qualitativo su persone di una determinata origine. Esempio: il divieto in vigore nei campeggi di esercitare attività lucrative (sono consentite soltanto le attività di svago) impedisce ai nomadi di parcheggiare i loro veicoli e sostare nei campeggi pubblici.

Il concetto di «discriminazione multipla», designa ad esempio la discriminazione nei confronti delle donne quando agiscono cumulativamente a loro svantaggio fattori legati al colore della pelle, all’etnia, alla nazionalità o allo status sociale.

Torna all’indice

Qual è il legame tra discriminazione razziale e violenza?

Vi è un tratto comune a tutte le persone confrontate a una discriminazione razziale o a un atto razzista: le profonde ferite che questo genere di esperienza lascia nell’autostima delle vittime e la costernazione che provoca nelle persone a loro vicine. Le persone non sono più considerate come singoli individui con i loro pregi e difetti, ma bollate sommariamente in base a pregiudizi e stereotipi relativi al Paese di origine, all’appartenenza etnica, al nome, al colore della pelle, alla religione o agli usi e costumi.

Il razzismo spazia da sottili forme di discriminazione nella vita quotidiana alla violenza fisica delle aggressioni di gruppo. Ma è anche presente sotto forma di discriminazione strutturale. I pregiudizi, gli stereotipi e le aggressioni razziste possono provocare nella vittima sia reazioni aggressive sia reazioni rinunciatarie di ripiegamento sociale.

Torna all’indice

Per approfondire

Per questo capitolo si è fato capo al sito della Commissione federale contro il razzismo: www.ekr.admin.ch/, che contiene anche delle ricerche, per esempio sullo statuto problematico dell’ammissione provvisoria (permesso F).
Servizio per la lotta al razzismo

Torna all’indice

5. Mutilazioni genitali

Cosa si fa per prevenire le mutilazioni genitali?

La pratica dell’escissione (Female Genital Mutilation – FGM) viola la dignità umana e ha ripercussioni sulla salute per tutta la vita. Secondo uno studio dell’UNICEF, nel nostro paese vivono circa tra le 6000 e le 7000 donne e ragazze escisse o che corrono il rischio di esserlo. La maggior parte di esse sono emigrate dall’Africa Orientale.

La Svizzera reagisce precisando le norme penali, migliorando la protezione dell’infanzia e adottando misure di sensibilizzazione e di prevenzione in materia. In seguito alla mozione Roth-Bernasconi, è stata introdotta una nuova norma penale specifica: modifica del codice penale svizzero del 30.9.2011, entrata in vigore il 1.7.2012.

Vedi anche il contributo “Operazioni genitali” su questo sito.

Torna all’indice

Per approfondire

Per questo capitolo, si è fatto capo a: Progetto di prevenzione delle mutilazioni genitali femminili (MGF) dell’ufficio federale per la sanità, ora prevenzione delle mutilazioni genitali femminili (MGF)

v. anche Commissione per le questioni femminili, Rivista Questioni femminili n. 1.2009

Torna all’indice

6. Il diritto svizzero in materia di stranieri è violento?

Se partiamo dalla definizione di violenza data dall’OMS e se osserviamo sul territorio le conseguenze che ha la politica e la prassi in materia di stranieri in questi ultimi anni, possiamo affermare che perlomeno rispetto a persone provenienti da paesi terzi, e più in particolare nel settore dell’asilo e nei confronti dei sans-papier, la probabilità che ne conseguano lesioni, morte, danni psicologici, compromissioni dello sviluppo e deprivazioni è alta.

Gli ostacoli burocratici, la diffidenza nei confronti degli stranieri in ambito di naturalizzazione, ricongiungimenti familiari, matrimoni, il mancato riconoscimento di formazione e esperienza professionali, i bassi salari, i permessi precari, le difficoltà di accesso ai servizi anche minimi per determinate categorie di persone non solo non proteggono sufficientemente da violenza perpetrata da altri, ma possono causare a loro volta malattie e disperazione.

Il comitato CEDEF/CEDAW, nell’ambito del terzo rapporto svizzero sull’attuazione della Convenzione sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna, ha chiesto alla Svizzera un rapporto intermedio sulla messa in opera delle raccomandazioni del Comitato relative alla violenza, alle comunità migranti e alle comunità minoritarie. Link a questo rapporto: Rapport intermédiaire de la Suisse sur la mise en oeuvre des recommandations du Comité relatives à la violence, aux communautés de migrantes et communautés minoritaires

Torna all’indice

Annunci