Matrimoni e ricongiungimenti


Matrimoni e ricongiungimento familiari

Ultimo aggiornamento sistematico: gennaio 2018

Attenzione: Il diritto degli stranieri e della migrazione è un campo complesso e in continuo mutamento. Quanto segue non è quindi né completo, né immutabile e non sostituisce una verifica individuale.

  1. Qual è l’importanza del matrimonio e della famiglia? Principi base
  2. Ricongiungimento familiare
    Da chi possono farsi raggiungere i cittadini UE/AELS
    Da chi possono farsi raggiungere i cittadini svizzeri e i titolari di permesso di domicilio (paesi terzi)?
    Da chi possono farsi raggiungere i cittadini con permesso di dimora o permesso di soggiorno di breve durata?
    I titolari di permesso F (ammissione provvisoria) possono farsi raggiungere dai familiari?
    I richiedenti l’asilo (permesso N) possono farsi raggiungere dai familiari?
    I familiari possono lavorare?
    Ci sono dei termini per il ricongiungimento familiare?
    Cosa succede in caso di separazione o di morte del coniuge?
    Cosa succede per le vittime di violenza domestica?
    Per approfondire
  3.  Matrimonio
    Quali sono le tendenze in atto rispetto al diritto al matrimonio degli e con stranieri?
    Cosa prevede il Codice civile?
    Quali altri mezzi esistono per evitare matrimoni fittizi?
    Come vengono evitati matrimoni plurimi (bigamia)?
    Cosa si fa per evitare matrimoni forzati?
    Questa legislazione non corrisponde ad un divieto di matrimonio per determinate persone? (matrimoni con “sans-papiers”)
    Per approfondire

Qual è l’importanza del matrimonio e della famiglia? Principi base

Il diritto al matrimonio e alla famiglia è garantito da tutte le principali convenzioni sui diritti dell’uomo oltre che dalla Costituzione federale (art. 14). Particolare importanza riveste l’art. 8 della CEDU (Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali), dato che la giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo è particolarmente ricca sul tema della protezione della vita privata e familiare, e l’art. 12 CEDU (diritto al matrimonio).

Questo significa che chi ha un diritto di residenza certo (è tale in particolare un permesso di domicilio, oppure quando il familiare residente in Svizzera è cittadino svizzero o dell’UE/AELS), ha diritto a farsi raggiungere dai membri della propria famiglia, anche se questo diritto può essere limitato (cfr. art. 121a cpv. 2 Cost, ma anche prima non era assoluto).
Negli altri casi, viene fatta una valutazione degli interessi: il permesso viene cioè concesso a determinate condizioni e si esamina per esempio se e a quali condizioni la famiglia può riunirsi in un altro stato. Nelle decisioni relative al ricongiungimento familiare viene regolarmente rilevato come “la Svizzera pratichi una politica restrittiva in materia di stranieri” e “il legittimo interesse ad evitare un inforestieramento eccessivo”.

La tendenza a far dipendere il ricongiungimento familiare dalle risorse economiche è in aumento.

Inoltre, il legame di famiglia deve essere vissuto: il diritto al ricongiungimento familiare viene quindi relativizzato in caso per esempio di lunga separazione.

Attualmente, ca. un terzo delle entrate per motivo di immigrazione è dovuto a ricongiungimenti familiari (2017: 31%). In Ticino, le autorizzazioni rilasciate per ricongiungimento familiare, rispetto alla media svizzera, sono sempre state inferiori di diversi punti percentuali.

In Ticino, i matrimoni tra svizzeri/e e stranieri/e superano il numero di matrimoni tra svizzeri/e (43% rispettivamente 41%) (v. USTAT, Popolazione, Panoramica).

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Ricongiungimento familiare

Da chi possono farsi raggiungere i cittadini UE/AELS

La materia è regolata dall’Accordo sulla libera circolazione delle persone, art. 3 dell’allegato 1.

Presupposto è di disporre di un appartamento adeguato.

Fanno parte della famiglia il coniuge o partner registrato nonché parenti in linea discendente (figli) o ascendente (genitori) che sono a carico dello straniero che già dispone di un permesso CE/AELS, ma anche i figli del coniuge. Il limite di età per il ricongiungimento con i figli è di 21 anni (salvo eccezioni per esempio nel caso di figli portatori di handicap).

Fanno parte della famiglia anche i figli del coniuge, anche se non cittadini dell’UE/EFTA (figliastri con cittadinanza di uno Stato terzo, v. DTF 136 II 65).

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Da chi possono farsi raggiungere i cittadini svizzeri e i titolari di permesso di domicilio (paesi terzi)?

Secondo l’art. 42 LStr, i cittadini svizzeri e secondo l’art. 43 LStr i domiciliati possono farsi raggiungere dai figli minori di 18 anni e dal coniuge o partner registrato. La famiglia deve coabitare.

Dopo 5 anni di soggiorno, il coniuge straniero ha diritto al rilascio del permesso di domicilio (modifica del 16.12.2016: se sono soddisfatti i criteri d’integrazione di cui all’art. 58a). Ai figli minori di 12 anni viene rilasciato subito il permesso di domicilio.

Si tratta di un diritto vero e proprio.

Ha diritto ad un’autorizzazione di soggiorno anche la madre straniera (e quindi di per sé anche il padre) di un figlio di nazionalità svizzera se ne ha la custodia o l’autorità parentale e non vi ostano motivi di ordine e sicurezza pubblica di una certa gravità. Ciò sulla base dell’art. 8 CEDU (famiglia) e della Convenzione per i diritti dei fanciulli (DTF 136 I 285).
Per i genitori che non hanno la custodia e per i genitori di figli con permesso di domicilio la giurisprudenza è più restrittiva, ma la Svizzera è stata condannata ancora recentemente dalla Corte Europea dei diritti dell’uomo: v. su humanrights.ch e sentenze Polidario, Hasanbasic, Udeh).

La più recente giurisprudenza riconosce inoltre – per i cittadini svizzeri – il diritto al ricongiungimento famigliare con i figli del coniuge anche al di fuori del campo di applicazione dell’Accordo sulla libera circolazione delle persone (anche nei casi cioè in cui il coniuge proviene da un paese terzo), correggendo così una discriminazione dei cittadini svizzeri (DTF 2C_711/2010 del 1.4.2011). Con DTF 136 II 78 E. 4 è inoltre stata abolita la precedente giurisprudenza che permetteva il ricongiungimento dei figli con un solo genitore soltanto in casi eccezionali.

Per quanto riguarda i mezzi finanziari necessari, la situazione è la seguente:

  • ai famigliari di cittadini svizzeri può essere revocata l’autorizzazione di soggiorno se lo straniero o una persona a suo carico dipende dall’aiuto sociale in maniera durevole e considerevole (art. 42 in relazione con art. 51 cpv. 1 lit. b in relazione con art. 63 lit. c LStr).
    In caso di rischio concreto di dipendenza dall’aiuto pubblico il permesso può quindi essere negato.  Prestazioni delle assicurazioni sociali e prestazioni complementari non sono considerate prestazioni di aiuto sociale. Il limite che fa stato è quello secondo le direttive SKOS (v. assistenza su questo sito).
  • ai cittadini domiciliati può essere revocata l’autorizzazione di soggiorno se lo straniero o una persona a suo carico dipende dall’aiuto sociale (art. 43 in relazione con art. 51 cpv. 2 lit. b in relazione con art. 62 lit. e LStr).
    Con le modifiche del 16.12.2016, le famiglie di stranieri dovranno inoltre disporre di un’abitazione conforme ai loro bisogni, non dipendere dall’aiuto sociale ed essere in grado di comunicare nella lingua nazionale parlata nel luogo di residenza (rispettivamente iscriversi ad un’offerta di promozione linguistica).
    Prestazioni delle assicurazioni sociali non sono considerate prestazioni di aiuto sociale, ma in futuro il ricongiungimento potrà essere negato ai beneficiari di prestazioni complementari. Il limite che fa stato è quello secondo le direttive SKOS (v. assistenza su questo sito), per beneficiari di rendite di vecchiaia o invalidità i limiti PC.

Delle semplici perplessità circa la situazione finanziaria della famiglia non sono sufficienti per negare il diritto al ricongiungimento famigliare. In particolare, va tenuto conto anche della capacità di guadagno del coniuge da cui ci si vuole far raggiungere. (v. DTF 2C_685/2010 e Spescha, Die familienbezogene Rechtsprechung im Migrationsrecht, FamPra.ch 4/2011 p. 863 s.).

Per quanto riguarda la prassi ticinese in particolare in caso di dipendenza dall’aiuto sociale si veda Revoca o non rinnovo di permessi di soggiorno di genitori stranieri di minorenni di nazionalità svizzera su questo sito.

 

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Da chi possono farsi raggiungere i cittadini con permesso di dimora o permesso di soggiorno di breve durata?

Secondo gli art. 44 e 45 LStr, i coniugi stranieri e i figli stranieri (minorenni) di cittadini stranieri dimoranti (permesso B) o con permesso di soggiorno di breve durata (permesso L) possono essere autorizzati a raggiungere il coniuge o partner registrato che vive in Svizzera se coabitano con lui, se vi è a disposizione un’abitazione conforme ai loro bisogni e non dipendono dall’aiuto sociale. Con le modifiche del 16.12.2016 inoltre, se la persona con cui si ricongiungono non percepisce/potrebbe percepire prestazioni complementari.

I familiari candidati al permesso di dimora devono essere in grado di comunicare nella lingua nazionale parlata nel luogo di residenza o iscriversi ad un corso.

Il permesso rimane legato allo scopo per cui è stato rilasciato (vivere con la famiglia). Dopo 5 rispettivamente 10 anni può venire rilasciato il permesso di domicilio (C), non più legato a un determinato scopo.

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I titolari di permesso F (ammissione provvisoria) possono farsi raggiungere dai familiari?

Queste persone possono essere autorizzate a farsi raggiungere dai figli minorenni o dal coniuge alle stesse condizioni dei cittadini con permesso di dimora, ma unicamente dopo un soggiorno autorizzato di tre anni (art. 85 LStr)

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I richiedenti l’asilo (permesso N) possono farsi raggiungere dai familiari?

Durante la procedura di asilo, i richiedenti l’asilo non hanno diritto al ricongiungimento famigliare, dato che il permesso N non è di per sé un permesso di soggiorno.

Coniugi e figli minorenni che accompagnano il richiedente l’asilo, se non hanno motivi di asilo che risiedono già nella propria persona, beneficiano di regola del suo statuto: se la domanda d’asilo viene accolta, vengono cioè inclusi nello statuto di rifugiato. Per motivi particolari, possono essere inclusi anche altri parenti prossimi (si tratta soprattutto dei casi in cui nel paese di provenienza sono stati o verrebbero esposti a seri pregiudizi a causa del loro parente).

Se la famiglia è stata separata in seguito alla fuga, viene autorizzata l’entrata in Svizzera.

Cfr. art. 51 LAsi.

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I familiari possono lavorare?

Secondo l‘art. 46 LStr, i famigliari dei cittadini UE/AELS, dei cittadini svizzeri, dei domiciliati (permesso C) e dei dimoranti (permesso B) possono esercitare un’attività lucrativa, senza limitazione. Per i rimanenti valgono le regole generali.

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Ci sono dei termini per il ricongiungimento familiare?

Secondo l’art. 47 LStr, il diritto al ricongiungimento familiare deve essere fatto valere entro cinque anni, per i figli con più di 12 anni entro 12 mesi (v. DTF 136 II 497 per il calcolo). Trascorsi questi termini, devono essere fatti valere gravi motivi familiari (questo è il caso per esempio se la persona che si prendeva cura dei figli, all’estero, muore e non vi sono altre persone vicine che se ne possono occupare).

Fa stato il momento della domanda di ricongiungimento, non quello della decisione (DTF 136 II 497).

Per stranieri che lavorano in settori con bassi salari e quelli ammessi provvisoriamente, questi termini risultano penalizzanti, perché faticano a raggiungere il livello salariale necessario per poter mantenere la famiglia.

Gli stranieri che hanno presentato senza successo una prima domanda di ricongiungimento familiare possono formulare una nuova domanda in caso di cambiamento del permesso (ottenimento permesso di domicilio). Condizione è che la prima domanda di ricongiungimento è stata depositata nei termini previsti dall’art. 47 LStr e che la seconda sia introdotta negli stessi termini a contare dal momento in cui nasce il diritto al ricongiungimento (DTF 137 II 393).

I limiti temporali non valgono per i familiari di cittadini di uno stato membro dell’UE/AELS o per i familiari di cittadini svizzeri provenienti da uno stato membro dell’UE/AELS, che possono ricongiungersi in qualsiasi momento.

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Cosa succede in caso di separazione o di morte del coniuge?

Di principio e fintanto che non tutti sono in possesso del permesso di domicilio (permesso C), la famiglia deve coabitare. Un’eccezione è possibile solo se possono essere invocati motivi gravi che giustificano il mantenimento di residenze separate e se la comunità familiare continua a sussistere.

Data la prassi svizzera in materia di abuso nel diritto degli stranieri, questo presupposto vale in pratica anche per i cittadini UE/AELS, anche se l’accordo sulla libera circolazione non lo prevede.

Solo se l’unione coniugale è durata almeno tre anni e l’integrazione è avvenuta con successo, il coniuge e i figli stranieri di un cittadino svizzero o domiciliato acquistano un diritto proprio al rilascio di un permesso.
Per il calcolo della durata dell’unione coniugale, salvo eccezioni molto restrittive, fa stato il periodo intercorso tra il matrimonio e la separazione di fatto e viene conteggiata solo la coabitazione in Svizzera.
Nell’ambito dell’esame dell’avvenuta integrazione, la suddivisione dei ruoli scelta dalla coppia non deve penalizzare il coniuge attivo all’interno delle mura domestiche. Occorre quindi concedere un congruo periodo di tempo per permettergli un reinserimento professionale, ecc.: Non basta una situazione di povertà dovuta alla separazione per revocare un permesso di dimora

Lo stesso vale in caso di morte del coniuge. Se però non vi è alcuna circostanza particolare per dubitare della fondatezza del matrimonio o dell’intensità dei legami tra i consorti, si presume che il decesso del coniuge svizzero costituisce un grave motivo personale che impone il prosieguo del soggiorno in Svizzera del coniuge straniero superstite, senza che occorra ancora esaminare il carattere fortemente compromesso della sua reintegrazione nel paese d’origine (DTF 138 II 393).

Per i coniugi di dimoranti o ammessi provvisoriamente, la situazione è ancora più precaria.

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Cosa succede per le vittime di violenza domestica?

L’obbligo di coabitazione, che ha quale obiettivo di prevenire matrimoni fittizi e ricongiungimenti al solo scopo di ottenere un permesso di soggiorno, espone i coniugi stranieri (nel 2008, ca. i 3/4 dei permessi rilasciati a scopo di ricongiungimento con il coniuge o partner registrato riguardavano donne) a rischi particolari: dipendono completamente dal coniuge residente, che può usare la minaccia del permesso per imporre il silenzio al coniuge, ottenere prestazioni particolari e ubbidienza. Se la straniera non accetta le condizioni, viene espulsa dall’abitazione coniugale o altrimenti abbandonata e perde il permesso di soggiorno (una specie di ripudio).

Le deroghe alla revoca del permesso in caso di interruzione della coabitazione dopo un periodo relativamente breve sono molto restrittive. Anche laddove il coniuge è stato vittima di violenza nel matrimonio il permesso di soggiorno può essere rinnovato soltanto se la reintegrazione sociale nel Paese d’origine risulta fortemente compromessa. La più giurisprudenza riconosce comunque che a seconda delle circostanze e in considerazione della loro gravità la violenza nel matrimonio e la reintegrazione sociale nel paese d’origine fortemente compromessa possono costituire ognuno per sé un grave motivo personale. Quando si combinano, impongono il mantenimento del diritto di soggiorno del coniuge e dei figli (DTF 136 II 1).

Secondo uno studio della Suva (Newsletter no. 5/28.5.2009), nella fascia di età tra i 25 e i 34 anni il rischio di subire violenza è tre volte più elevato per le straniere separate rispetto alle donne della stessa età nubili o sposate. In generale, le donne sposate da poco sono maggiormente esposte al rischio di violenza (da 3 a 4 volte in più) rispetto alle donne nubili. Una delle cause di questa situazione sta certamente anche nella precarietà dello statuto di soggiorno nei primi anni di matrimonio, nel senso che una moglie straniera nei primi anni di matrimonio non può lasciare il marito, pena il rimpatrio.

Le direttive relative all’articolo 50 della legge federale sugli stranieri (LStr) specificano ora (punto 6.15.3, stato gennaio 2018) che le due condizioni elencate all’art. 50 capoverso 1 lettera b LStr (vittima di violenza nel matrimonio e reintegrazione sociale nel Paese d’origine fortemente compromessa) non sono cumulative ma che ognuna di esse può – a dipendenza della gravità – costituire un motivo personale grave (v. anche il già citato DTF 136 II 1 ss.).

Per violenza si intendono anche pressioni psicologiche di una costanza e intensità tali per cui non si può pretendere che il coniuge che le subisce mantenga la convivenza unicamente per non mettere a rischio il permesso di soggiorno. (DTF 138 II 229).

Inoltre, con l’introduzione della nullità del matrimonio nel caso di matrimoni forzati, l’art. 50 cpv. 2 LStran è stato precisato nel senso che può costituire grave motivo personale per rinunciare alla revoca del permesso di dimora il caso in cui il matrimonio contratto non è espressione della libera volontà di uno degli sposi.

Si veda anche il riassunto in occasione della serata su “Ricongiungimenti – aspetti di genere“.

Per approfondire

Direttive dell’Ufficio federale per la migrazione, paesi terzi

Ricongiungimento cittadini di paesi terzi con cittadini UE (recepimento sentenza Metock)

Cittadini UE: Istruzioni concernenti l’introduzione graduale della libera circolazione delle persone (capitolo 9)

humanrights.ch – Schutz der Familie

Sezione popolazione, Ticino: ti.ch

Osservatorio svizzero sul diritto d’asilo e degli stranieri:

Secondo la Convenzione internazionale per i diritti dei fanciulli, i figli vanno ascoltati e loro opinione va presa in considerazione. Gli interessi dei bambini devono essere valutati in modo particolare. Nel suo rapporto “Kinderrechte und die Anwendung der Migrationsgesetzgbung in der Schweiz”, l’Osservatorio svizzero sul diritto d’asilo e degli stranieri constata come questi principi sono ancora scarsamente applicati.
Il rapporto può essere chiesto all’ Osservatorio svizzero, oppure scaricato qui, con gentile concessione da parte dell’osservatorio:
Kinderrechte (12.6.2013).

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3. Matrimonio

Quali sono le tendenze in atto rispetto al diritto al matrimonio degli e con stranieri?

In teoria, non ci sono ostacoli al matrimonio – è competente l’ufficiale di stato civile al luogo di domicilio di uno dei coniugi. Il domicilio, ai sensi del Codice civile, si definisce autonomamente (luogo in cui si dimora con l’intenzione di stabilirvisi durevolmente, centro della propria vita).

In caso di matrimonio fittizio, già sulla base delle regole generali, non è possibile ottenere il rilascio di un permesso per ricongiungimento familiare, rispettivamente un permesso che è stato rilasciato può essere revocato.

Negli ultimi anni, gli ostacoli al matrimonio aumentano. Tutte le norme man mano introdotte tendono a rendere sempre più difficile un matrimonio tra un/a cittadino/a svizzero/a o domiciliato/a e un/a cittadino/a senza permesso di soggiorno o comunque in situazione precaria dal punto di vista del diritto degli stranieri (specialmente se provenienti da fuori UE/AELS) e di e tra persone in situazione economica precaria (v. per esempio l’elenco degli indizi per un matrimonio fittizio nelle direttive dell’Ufficio federale sullo stato civile, UFSC, no. 10.07.12.01 del 5.12.2007).

Inoltre, le esigenze per quanto riguarda la documentazione da presentare sono elevate e possono comportare tempi molto lunghi (a volte anni) prima di poter celebrare il matrimonio (v. capitolo documenti).

La “caccia all’abuso”, in alcuni casi, sta rendendo illusorio il diritto al matrimonio, e in ogni caso crea ostacoli in parte sproporzionati.

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Cosa prevede il Codice civile?

L’ufficiale dello stato civile deve rifiutarsi di procedere se il fidanzato o la fidanzata manifestamente non intende creare l’unione coniugale bensì eludere le disposizioni relative all’ammissione e al soggiorno degli stranieri (art. 97a CC, in vigore dal 1.1.2008) e deve esaminare se vi sono circostanze secondo cui la domanda manifestamente non corrisonde alla libera volontà dei fidanzati (v. sotto al capitolo sui matrimoni forzati). Lo stesso vale per la trascrizione di matrimoni conclusi all’estero.

E’ pure stata reintrodotta la nullità del matrimonio nei casi in cui uno degli sposi non intendeva creare l’unione coniugale bensì eludere le disposizioni relative all’ammissione e al soggiorno degli stranieri (art. 105 cifra 4 CC). Il matrimonio è nullo anche nei casi di matrimoni forzati o con/tra minorenni (art. 105 cifre 5 e 6 CC).

Dal primo gennaio 2011, i fidanzati che non hanno la cittadinanza svizzera devono provare la legalità del loro soggiorno in Svizzera durante la procedura preparatoria (art. 98 cpv. 4 CC).

Sul tema si veda anche sotto alla domanda “Questa legislazione non corrisponde ad un divieto di matrimonio per determinate persone? (matrimoni con “sans-papiers”)” e Harry Lütolf, Der neue Art. 98 Abs. 4 ZGB: alles nur Schall und Rauch? in FamPra.ch 4/2011 p. 890 ss. Giusta l’art. 8 CEDU e art. 30 cpv. 1 lit. b LStr anche a persone il cui soggiorno è illegale deve essere concesso un permesso di soggiorno per la procedura di preparazione del matrimonio. Se l’ufficio di stato civile ha fissato un termine a tale scopo e i fidanzati non intraprendono i passi necessari, l’ufficio di stato civile può rifiutare di aprire la procedura: DTF 5A_814/2011 del 17.1.2012.

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Quali altri mezzi esistono per evitare matrimoni fittizi?

All’ufficiale di stato civile sono stati affidati sempre maggior i compiti di indagine in materia di diritto degli stranieri: deve chiedere la carta di soggiorno. Può pure chiedere informazioni supplementari all’autorità di migrazione e ad altri servizi dell’amministrazione, quali gli enti d’assicurazione sociale, le autorità di tutela, il controllo degli abitanti, le autorità fiscali, ecc., ma anche a terzi privati.

Se si scopre successivamente che un matrimonio celebrato era fittizio, il permesso di soggiorno rilasciato per ricongiungimento famigliare può essere revocato.

Agli stranieri che desiderano sposarsi dopo la revoca o la scadenza di un precedente permesso di soggiorno, viene di regola negato il rilascio di un permesso in attesa di matrimonio, rispettivamente di rimanere in Svizzera in attesa di ottenere il permesso di soggiorno per ricongiungimento famigliare. Questo perché volersi sposare dopo che è stato rifiutato il rilascio di un permesso è considerato indizio per un matrimonio fittizio e quindi al solo scopo di ottenere un permesso di soggiorno (v. anche art. 97a CC e s.).

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Come vengono evitati matrimoni plurimi (bigamia)?

Tutti i dati di stato civile devono essere documentati tramite documenti recenti e autentici. Nei casi in cui i documenti non sono inequivocabili (oltre a nome e cognome vanno documentati la discendenza, luogo e data di nascita, sesso, stato civile, cittadinanza), i dati mancanti devono venire accertati da un Giudice.

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Cosa si fa per evitare matrimoni forzati?

Per dare un chiaro segnale è stata inserita nel Codice civile (CC) una disposizione esplicita secondo cui l’ufficiale civile deve accertare che i fidanzati non contraggono matrimonio perché costretti (art. 99 cpv. 1 n. 3 CC). Al fine di proteggere meglio le vittime sono state introdotte due nuove cause di nullità assoluta: in futuro l’autorità cantonale competente potrà proporre d’ufficio un’azione d’annullamento se il matrimonio non è stato contratto per libera volontà degli sposi (art. 105 n. 5 CC) o se al momento del matrimonio uno degli sposi non aveva ancora compiuto 18 anni (art. 105 n. 6 CC).

Le autorità dello stato civile sono tenute a denunciare reati che constatano nell’ambito della loro attività ufficiale (art. 43a cpv. 3 bis CC) e le autorità di Confederazione e Cantoni che hanno motivo di ritenere nullo un matrimonio ne informano l’autorità competente per promuovere l’azione di nullità (art. 106 cpv. 1 CC e 45a LStran).

Ricordo che un recente studio commissionato dalla città di Zurigo ha mostrato come la via più efficace per evitare i matrimoni forzati porta attraverso la prevenzione e soprattutto una consulenza competente che apra alle persone toccate delle alternative (a chi subisce, ma anche a chi esercita la pressione). Inoltre, il problema dei matrimoni forzati non è una questione di religione o nazionalità (appare cioè in vari contesti) e non è un fenomeno che riguarda la maggioranza della popolazione migrante.

Direttive UFCS: Misure di lotta contro i matrimoni e le unioni domesticheregistrate forzati, con vari allegati

Legge federale sulle misure contro i matrimoni forzati
Modifiche dell’Ordinanza sullo stato civile; Ordinanza sullo stato civile
Commento alla revisione dell’ordinanza sullo stato civile (Lotta ai matrimoni forzati, febbraio 2013)

Programma federale di lotta ai matrimoni forzati: www.matrimoniforzati.ch

Progetto cantonale PRECOFO – prevenzione-consulenza-formazione, opuscolo Non lo voglio e indirizzi di aiuto alle vittime: matrimoni forzati TI

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Questa legislazione non corrisponde ad un divieto di matrimonio per determinate persone? (matrimoni con “sans-papiers”)

In una sentenza 14.12.2010 in re O’Donogue et al. c/Regno Unito, la Corte Europea per i Diritti dell’Uomo ha ritenuto che vietare sistematicamente il matrimonio ad una certa categoria di persone (come per esempio alle persone prive di titolo di soggiorno) è contrario alla CEDU (art. 12, diritto al matrimonio, in relazione con l’art. 14, divieto di discriminazione). Comunicato stampa della Corte del 14.12.2010: “Une loi britannique sur l’immigration destinée à empêcher les mariages blancs était discriminatoire et attentatoire au droit au mariage”.

In seguito a diverse sentenze anche del Tribunale federale, ora le direttive SEM al capitolo su competenze e collaborazione tra autorità (punto 6.14.2.2) precisano che le autorità competenti in materia di migrazione sono tenute a rilasciare un titolo di soggiorno in vista del matrimonio anche a persone in situazione irregolare, a patto che siano adempiute cumulativamente le due condizioni seguenti:
1) non esistono indizi secondo cui il richiedente intende, attraverso l’istituto
del matrimonio, invocare abusivamente le regole sul ricongiungimento fa-
miliare e;
2) appare chiaramente che il richiedente, dopo la sua unione, adempierà le
condizioni di ammissione in Svizzera.
(art. 17 LStr).

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Per approfondire

Direttive dell’ufficio federale di stato civile: Matrimoni e unioni domestiche registrate di cittadini stranieri: prova della legalità del soggiorno e comunicazione alle autorità competenti in materia di migrazione.

Lista delle direttive UFSC: clicca qui

Direttive dell’Ufficio federale per la migrazione, paesi terzi

Sui matrimoni forzati: dossier di humanrights; programma federale: matrimoniforzati.ch

Direttive Ufficio federale di stato civile

Diversi articoli in questo sito: stranieri vari

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