Documenti


Documenti d’identità
Documenti di stato civile
Licenza di condurre
Diplomi
Prove

Documenti d’identità

Principio di base

Chiunque entra in Svizzera, come pure durante il soggiorno, deve essere in possesso di un documento di legittimazione valido, riconosciuto per il passaggio del confine e, se richiesto, di un visto.

Il tipo di documento e la necessità del visto sono regolati a dipendenza del paese di origine. Con l’adesione al trattato di Schengen, la regolamentazione avviene ora a livello europeo.

Settore dell’asilo

I richiedenti l’asilo e i loro oggetti personali possono venire perquisiti alla ricerca di documenti di identificazione e i loro documenti devono essere depositati presso l’Ufficio federale della migrazione. Si entra nel merito della loro domanda d’asilo unicamente se dispongono di documenti oppure possono rendere verosimile di non averli o non poterli ottenere per motivi scusabili.

I permessi F e N valgono nei confronti di tutte le autorità federali e cantonali come documento d’identità (i documenti d’identità, se ci sono, devono essere depositati presso l’Ufficio federale per la migrazione).

Per persone nel settore dell’asilo è a volte difficile o impossibile ottenere documenti validi: in molti paesi, nella vita di tutti i giorni, nessuno usa un documento di identità e richiederlo può significare volersi sottrarre all’estero; inoltre, persone che si devono nascondere per sottrarsi a persecuzione non possono rivolgersi all’autorità statale, sia per l’urgenza della fuga, sia perché ricercate.

Casi particolari

A rifugiati riconosciuti, apolidi e domiciliati privi di documenti (o che sono impossibilitati a rinnovarli) può essere rilasciato un documento di viaggio sostitutivo del documento d’identità.

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Documenti di stato civile

Principi di base

Il 1. ottobre 2008, l’Ufficio federale di stato civile ha emesso nuove direttive, più severe, sul rilevamento di persone straniere nel registro dello stato civile. Tutti i dati devono venire comprovati mediante documenti attuali. Ciò significa che i documenti devono venire richiesti nel paese di origine, autenticati e verificati, procedure talvolta lunghe e costose.

Casi particolari

In casi del tutto eccezionali, può essere accettata una dichiarazione concernente i dati non comprovati oppure non sufficientemente comprovati a condizione che questi siano credibili e non controversi. Se i dati sono controversi è possibile procedere ad un accertamento giudiziale se l’istante fa valere un interesse personale degno di protezione.

Difficoltà

Il rilevamento di dati quali data e luogo di nascita, nomi e cognomi dei genitori, ma a volte anche solo il cognome della persona, possono rivelarsi difficili a causa delle divergenze nei sistemi di tenuta dei registri e di formazione dei nomi. Molti paesi extraeuropei non conoscono il concetto di cognome, ma la persona viene identificata, oltre che con il proprio nome personale, con il nome del padre, o di padre e nonno. Capita anche che quale luogo di nascita figuri una volta il luogo dell’ospedale, un’altra volta il luogo di domicilio dei genitori. Altri paesi, hanno calendari diversi dal nostro. In zone rurali, nascite, matrimoni e decessi non sempre vengono registrati sistematicamente (cultura orale), matrimoni non sempre celebrati davanti a un’autorità statale. Per i paesi con alfabeti diversi dal nostro, le trascrizioni nell’alfabeto latino possono divergere a dipendenza del traduttore. Nei paesi in guerra gli atti di stato civile possono essere stati distrutti.

L’incolumità di persone in fuga o dei loro famigliari nel paese di origine che chiedono il rilascio di un documento, può essere messa in pericolo. I richiedenti possono non essere riconosciuti dal loro stato di origine o comunque vedersi confrontati con il rifiuto di rilasciare documenti verso l’estero.

A volte ci vogliono pertanto mesi se non anni prima di contrarre per esempio matrimonio, semplicemente perché i documenti non sono completi, anche se l’identità è certa.

Per approfondire

Ufficio federale di stato civile (UFSC) – Direttive: Direttive no. 10.08.10.01 del 1. ottobre 2008 – Rilevamento di persone straniere nel registro dello stato civile

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Licenza di condurre

I conducenti provenienti dall’estero, residenti in Svizzera da 12 mesi, hanno bisogno di una licenza di condurre svizzera. Anche chi è già in possesso di una licenza di condurre nazionale straniera valevole deve effettuare una corsa di controllo e dimostrare di conoscere le norme della circolazione ed essere in grado di condurre in modo sicuro veicoli delle categorie per le quali la licenza è valevole. Deve inoltre effettuare la visita medica di controllo (come per allievo conducente) e anche in questi casi vale il periodo di prova (Art. 44 ss. Ordinanza sull’ammissione alla circolazione, OAC).

L’ufficio federale delle strade (USTRA) può rinunciare alla corsa di controllo e all’esame teorico nei confronti di conducenti di Stati che, in materia di formazione ed esame, pongono esigenze analoghe a quelle che vigono in Svizzera. Si tratta essenzialmente degli Stati europei.

Per approfondire: Sezione della circolazione.

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Diplomi

Il riconoscimento dei diplomi è possibile soltanto laddove si tratta di professioni per le quali lo Stato stesso richiede una determinata preparazione professionale, oppure per le formazioni accademiche.

UE/AELS

La Svizzera e l’UE riconoscono reciprocamente i titoli di studio conseguiti nelle professioni che sono “regolamentate” in certi Stati membri, in altri termini per la quale viene richiesto un determinato diploma nazionale oppure un certificato professionale nazionale equiparabile. Il Servizio svizzero d’informazione presso Ufficio federale della formazione professionale e della tecnologia (UFFT) informa sulla procedura e sull’autorità competente in materia.

Paesi terzi

Per i diplomi ottenuti in paesi terzi, l’UFFT può equiparare i titoli di studio conseguiti all’estero con attestati di capacità, attestati professionali o diplomi di scuole universitarie professionali (SUP). Viene esaminata ogni singola domanda ed occorre documentare il percorso formativo.

Con alcuni Stati esistono degli accordi sul riconoscimento reciproco di titoli di studio.

Le diversità nelle denominazioni professionali, nei percorsi e negli standard formativi, la difficoltà a raccogliere la relativa documentazione, i costi della procedura (autenticazione dei documenti, traduzione ecc.), la diffidenza dei datori di lavoro rispetto a diplomi ottenuti all’estero (specialmente fuori UE/AELS), fanno sì che persone anche qualificate provenienti da paesi terzi non possono accedere alle professioni per cui sono formate e devono rifare gran parte della formazione o accettare lavori non o comunque meno qualificati.

Per approfondire

Servizio svizzero d’informazione presso Ufficio federale della formazione professionale e della tecnologia (UFFT).

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Prove

Chiunque vuole dedurre un diritto da una circostanza di fatto da lui asserita, deve fornirne la prova. Questo principio vale anche nel settore del diritto degli stranieri.

Essere esposti a seri pregiudizi o grave pericolo nel paese di provenienza è difficile da provare. Un pericolo è certo solo quando si realizza, ma allora può essere troppo tardi.

In alcuni casi (specialmente asilo, ammissione provvisoria) deve pertanto essere sufficiente rendere verosimile il pericolo che si correrebbe in caso di ritorno nel paese di origine, o la propria identità. In questi casi, l’autorità esamina se il racconto è coerente, dettagliato, se sulla base di fatti noti è coerente, o se presenta contraddizioni rilevanti su punti importanti, se prove ragionevolmente esigibili sono state fornite, ecc. In più del 90% delle domande di asilo la credibilità viene messa in discussione, anche laddove delle contraddizioni possono essere dovute a difficoltà di lingua, diversità culturali, sistemi di registrazione e giuridici differenti o male organizzati, traumi subiti (con conseguente diffidenza, sensi di vergogna, ecc.). Occorre inoltre ricordarsi che quasi ogni nazione si è impegnata a rispettare i diritti umani fondamentali, la cui violazione non viene quindi documentata né ammessa, e raramente la libertà di opinione, di religione, ecc. viene formalmente negata – piuttosto si procede con accuse per reati comuni, o contro lo stato, ecc.

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