Difficoltà matrimoniali

Il mio matrimonio non funziona – mi separo?

Prima di separarsi: quali sono i motivi e le cause del mio disagio? Ci sono spazi di cambiamento? E’ possibile trovare nuovi accordi?

1 Alcune vie per trovare risposte
2 Il diritto
2.1 Basi legali e approfondimenti
2.2 Misure a protezione dell’unione coniugale
2.2.1 Procedura
2.2.2 Diritti e obblighi coniugali
2.3 Altre possibilità

1 Alcune vie per trovare risposte

Ci sono varie strade e vari servizi che possono aiutare a trovare risposte alla domanda se separarsi o meno:

Consultori matrimoniali:
Consultorio familiare, a Lugano (Via Trevano 13, 091 923 30 55) e Bellinzona (Viale Stazione 2, 091 826 21 44)
Centro coppia e famiglia, a Mendrisio (Vic. Confalonieri, 091 646 04 14) e Locarno (Via S. Antonio 13, 091 752 29 28

Aiuto psicologico con uno psicologo/psicoterapeuta (individuale – per capire quali sono i propri bisogni e spazi di cambiamento; di coppia, per lavorare sui rapporti di coppia)
Albo degli psicologi Canton Ticino
Associazione ticinese psicologi

Se il problema sono le finanze:
Magari è utile fare un budget; l’ACSI, Associazione consumatrici della svizzera italiana, fornisce consulenza sulla contabilità domestica. Ora esiste anche un sito specifico con un formulario per calcolare il proprio budget: www.budgetconsigli.ch.L’Associazione Dialogare-Incontri dispone anche di un’antenna sociale, che può consigliarvi anche in relazione ad eventuali aiuti sociali: antenna sociale

Per una consulenza o un aiuto per il risanamento dei debiti: Associazione Contro l’Indebitamento delle Famiglie, ACIF

Rientro nel mondo del lavoro, orientamento professionale ecc.:
Consultorio sportello donna, offre consulenza, orientamento e reinserimento professionale
Ufficio dell’orientamento scolastico e professionale (sedi regionali)

Per le famiglie con figli in particolare:

Ufficio dell’aiuto e della protezione (UAP), ex Ufam, che offre anche informazioni generali, esame e valutazione dei bisogni delle famiglie nonché prestazioni di consulenza, mediazione e sostegno in situazioni di disagio sociale, materiale e relazionale.

Forse possono portare sollievo i servizi extrascolastici: famiglie diurne, asili nido ecc. (servizi a sostegno delle famiglie), oppure la refezione o il doposcuola (servizi parascolastici).

Aiuti alle famiglie in generale, oltre a quelli già segnalati, si possono trovare sul sito del DSS, Infofamiglie: www.ti.ch/infofamiglie.

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2      Il diritto

2.1      Basi legali e approfondimenti

Anche il diritto mette a disposizione alcuni strumenti: sono le misure a protezione (o a tutela) dell’unione coniugale, dette anche PUC: si vedano gli art. 159 ss. e in particolare 172 ss. del Codice civile svizzero (CC).

Diritto matrimoniale e diritto successorio – Piccola guida ad uso di fidanzati e coniugi, edita dal Dipartimento federale di giustizia e polizia (non più del tutto attuale, ma utile): Piccola guida.

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2.2      Misure a protezione dell’unione coniugale

2.2.1  Procedura

Concretamente, è possibile rivolgersi al giudice, che in Ticino si chiama Pretore, con una domanda di misure a protezione dell’unione coniugale (PUC). La procedura è quella sommaria (art. 271 lit. a CPC). L’istanza deve contenere l’indicazione delle parti (marito, moglie), una breve esposizione dei fatti, la domanda (cosa si chiede), l’indicazione di eventuali mezzi di prova (che in questa procedura sono comunque limitati), la data e la firma (art. 252, 221 CPC). In casi semplici o urgenti, la domanda può anche essere proposta oralmente presso la cancelleria della Pretura (art. 252 CPC).

Per chi si sa districare con i formulari, la Confederazione ha messo a disposizione un modello: istanza a protezione dell’unione coniugale (in fondo).

Prima di decidere d’autorità, il Pretore tenterà di conciliare i coniugi, di aiutarli cioè a trovare un accordo e di richiamarli ai loro doveri.

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2.2.2  Diritti e obblighi coniugali

Se i coniugi non riescono ad accordarsi, il Pretore può adottare delle misure per obbligare i coniugi a rispettare i loro obblighi (v. art. 159 ss. CC), e meglio:

Secondo l’art. 163 CC, ciascun coniuge provvede al mantenimento della famiglia nella misura delle sue forze. Il Pretore può stabilire il contributo in denaro che ciascun coniuge deve versare per il mantenimento della famiglia ed eventualmente il contributo a libera disposizione di chi si occupa della casa (art. 173 CC).

Se un coniuge non dovesse poi versare il contributo stabilito, il Pretore può ordinare per esempio al datore di lavoro di dedurlo direttamente dal salario e di versarlo all’altro coniuge (diffida ai debitori, art. 177 CC; sul tema cfr. la pagina “incasso alimenti” su questo sito).

Durante la vita comune, ciascun coniuge rappresenta l’unione coniugale per i bisogni correnti della famiglia (art. 166 CC). Se necessario, il Pretore può limitare questo potere di rappresentanza (art. 174 CC) rispettivamente autorizzare un solo coniuge a rappresentare la famiglia (art. 166 cpv. 2 cifra 1).

Ogni coniuge amministra i propri beni (art. 201 CC) e risponde con la sua sostanza per i propri debiti (art. 202 CC). Il giudice può limitare il potere di disporre di un coniuge sui propri beni, quando vi è rischio che li dilapidi e che metta così in pericolo le basi economiche della famiglia (art. 178 CC).

Per motivi gravi, il Pretore può inoltre ordinare la separazione dei beni (art. 185 CC), alfine di salvaguardare i diritti dell’altro coniuge nella liquidazione del regime dei beni della partecipazione agli acquisti.

I coniugi scelgono insieme l’abitazione coniugale (art. 162) e nessuno dei due può disdire un contratto di locazione o vendere l’abitazione coniugale senza il consenso dell’altro (art. 169 CC). Il Pretore può autorizzare un coniuge a farlo anche senza il consenso dell’altro (art. 169 cpv. 2).

Ciascun coniuge può chiedere all’altro di informarlo sui suoi redditi, sostanza e debiti. Se non ottiene risposta, il Pretore può obbligare un coniuge o eventualmente terzi a dare le informazioni che occorrono (art. 170 CC).

Se il Pretore ritiene che siano necessarie delle misure a tutela dei figli, può fare una segnalazione all’ufficio dell’aiuto e della protezione (UAP – ex UFAM) che farà una verifica, oppure all’autorità tutoria perché adotti le misure del caso.

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2.3    Altre possibilità

A volte, quando si pensa che l’altro coniuge spenda troppo, può essere tranquillizzante adottare il regime della separazione dei beni. Se lo si fa al di fuori di una procedura giudiziaria, occorre rivolgersi ad un notaio. E’ consigliabile non solo adottare il nuovo regime, ma procedere anche allo scioglimento del precedente regime (dividere cioè i risparmi – gli acquisti – presenti in quel momento).

Va comunque detto che i coniugi rispondono in comune soltanto per i debiti della famiglia (affitto, cassa malati, telefono di casa e simili), ma non per i debiti personali (art. 202 CC), e che d’altra parte la responsabilità solidale per i debiti della famiglia non dipende dal regime dei beni. L’altro coniuge rischia di contribuire indirettamente al pagamento dei debiti personali nella misura in cui al momento dello scioglimento del regime della partecipazione agli acquisti (in caso di divorzio, morte o decisione giudiziaria) si dividono i risparmi: divide solo quello che ne ha.

Fare degli ordini permanenti in modo che quando lo stipendio viene accreditato sul conto vengano pagate subito le fatture ricorrenti (affitto, cassa malati). Inoltre, sempre più ditte offrono la possibilità di farsi autorizzare a prelevare le fatture direttamente dal conto (casse malati, società di telefonia ecc.).

A volte può essere necessaria una curatela, quando cioè la difficoltà nell’amministrare i propri redditi e sostanza è tale che è meglio che se ne occupi una terza persona, e non si trova o non è sufficiente incaricare qualcuno di propria scelta (v. art. 393 cifra 2 CC). In tal caso, occorre rivolgersi all’autorità di protezione (ARP) (eventualmente, si può già proporre una persona che si conosce).

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