I privati non sono tenuti a segnalare le infrazioni

Il 1. luglio 2016, come stabilito dal Consiglio di Stato, entreranno in vigore la modifica
della Costituzione cantonale, la legge sull’ordine pubblico e la legge sulla dissimulazione
del volto negli spazi pubblici e il relativo regolamento di applicazione. E’ attualmente pendente un ricorso al Tribunale federale contro le disposizioni che vietano la dissimulazione del viso, cui non è stato accordato l’effetto sospensivo.

Per fornire le informazioni operative il Dipartimento delle istituzioni ha organizzato una
serata formativa il 15 giugno 2016.

In un articolo apparso su La Regione Ticino del 16.06.2016 a firma di Andrea Manna, Burqa, istruzioni ai Comuni – Incontro ‘informativo e formativo’ in vista dell’imminente divieto di nascondere il volto in pubblico,  in occasione di tale incontro è stato spiegato che occorrerà agire anche con buon senso. “I privati? Non sono tenuti a segnalare le infrazioni.”

Vi erano un po’ di perplessito per quanto riguarda “l’applicazione delle disposizioni che proibiscono di indossare il burqa negli spazi pubblici. Ovvero «in tutte quelle aree pubbliche come strade, piazze eccetera e nei luoghi pubblici o privati aperti al pubblico» o che offrono servizi al pubblico, ha ricordato il giurista del governo Francesco Catenazzi alla cinquantina di presenti alla riunione indetta dal Dipartimento istituzioni. Il divieto di dissimulare il viso (con burqa, passamontagna, casco…) vale dunque anche nei luoghi privati aperti al pubblico, per esempio i centri commerciali. Questi ultimi come qualsiasi altro privato, ha rilevato il sostituto procuratore generale Antonio Perugini, «non sono tenuti a segnalare l’infrazione: possono farlo, ma per loro non vi è alcun obbligo di legge». Che invece vige per la polizia, la quale denuncerà l’avvenuta violazione con un rapporto all’organo – il Municipio – preposto a sanzionare l’infrazione con una multa. Le regole sulla dissimulazione del volto (sono previste eccezioni al divieto) puniscono altresì chi costringe terzi a celare il viso. «L’agente di polizia che ferma in uno spazio pubblico una persona col volto coperto non deve limitarsi a constatare l’infrazione, deve evitare il persistere della violazione della legge – ha sottolineato il magistrato –. Se la persona non ne vuole sapere e continua a tener nascosto il viso, c’è allora un reato da Codice penale: quello di impedimento di atti dell’autorità». In questi casi, ha aggiunto il sostituto pg, «la competenza istruttoria è della Polizia cantonale e del Ministero pubblico». L’agente della Comunale «fa così intervenire, possibilmente subito, la Cantonale cui trasmette un rapporto di segnalazione dell’accaduto». Perugini ha invitato ad agire comunque con «buon senso», anche «per evitare eventuali incidenti diplomatici», nel far osservare il divieto di indossare burqa o niqab in pubblico. Oltre all’attività repressiva, «bisogna far passare, soprattutto nei primi mesi di applicazione delle disposizioni, il messaggio che in Ticino ci sono delle norme che proibiscono di dissimulare il volto nei luoghi pubblici». Questo «per motivi di sicurezza e per motivi di interazione sociale», ha indicato Catenazzi richiamando gli obiettivi delle due leggi votate dal parlamento. Di qui un consiglio di Perugini alle polizie comunali, quello «di procurarsi copia del recente comunicato in arabo dell’ambasciata saudita a Berna, che informa delle novità legislative ticinesi, e di esibirlo ai potenziali contravventori».”

Dal 1° luglio polcomunali e Municipi non dovranno solo far rispettare il divieto di celare il viso in pubblico: dovranno occuparsi di perseguire anche le altre contravvenzioni alla rivista Legge sull’ordine pubblico quali il divieto dell’accatonaggio. Speriamo che il buon senso viga anche rispetto a tutte le nuove norme.

Leggi l’articolo apparso su La Regione del 16.06.2016

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