Gli assegni integrativi e di prima infanzia sono strumento di politica familiare, non prestazioni assistenziali

Con sentenza 2C_750/2014 (DTF 141 II 401) del 27 ottobre 2015 il Tribunale federale ha confermato che gli assegni integrativi e di prima infanzia introdotti dalla Legge ticinese sugli assegni di famiglia dell’11 giugno 1996 quali misure di sostegno della politica familiare non costituiscono aiuto sociale ai sensi della Legge federale sugli stranieri. Chi li percepisce non può quindi essere allontanato per questo motivo.

I punti principali della sentenza:

La nozione di aiuto sociale di cui agli art. 62 lett. e) e 63 cpv. 1 lett. c) della Legge federale sugli stranieri deve essere interpretata in senso tecnico e comprende l’assistenza sociale tradizionale e i redditi minimi dell’aiuto sociale, ad esclusione delle prestazioni delle assicurazioni sociali come le indennità di disoccupazione, le prestazioni complementari dell’AVS/AI istituite dalla legge federale sulle prestazioni complementari all’assicurazione per la vecchiaia, i superstiti e l’invalidità o le riduzioni dei premi dell’assicurazione obbligatoria delle cure medico-sanitarie. (consid. 5.1)

Gli assegni integrativi servono a coprire il costo aggiuntivo di un figlio, il loro obiettivo è quello di creare, nei casi di ristrettezza economica, le condizioni materiali atte a favorire l’educazione del bambino, evitando che il genitore, o i genitori, siano costretti dalle loro precarie condizioni economiche a rinunciare ad accudire i figli secondo le loro aspettative. Questo anche nell’ottica di migliorare le pari opportunità tra uomo e donna, affinché le decisioni di una coppia in merito alla scelta di avere dei figli ed alle modalità di ripartizione del tempo disponibile tra il lavoro professionale e la cura ed educazione dei figli non debbano essere condizionate da considerazioni di natura finanziaria (consid. 5.3).

Il rischio coperto dagli assegni integrativi e di prima infanzia non è il “rischio povertà” tout court, ma che la scelta di avere uno o più figli possa provocare o aumentare la povertà, sia perché genera costi aggiuntivi, sia perché induce un genitore che vuole dedicarsi personalmente alla cura del bambino nei primi anni di vita a diminuire o abbandonare la propria attività lucrativa. (consid. 6.2.1). Non sono quindi concepite come ultima ratio per superare periodo di emergenza, ma si prefiggono di garantire un reddito minimo commisurato alla composizione del nucleo familiare. (consid. 6.2.4). In altre parole, compensano gli oneri famigliari.

Di conseguenza, il fatto di far valere e di percepire queste prestazioni non può comportare la revoca di un permesso di dimora o di domicilio per dipendenza dall’aiuto sociale.

Per maggiori dettagli e le differenze rispetto ad una sentenza del 2008 che concerneva il rilascio di un permesso di soggiorno senza attività lucrativa ai sensi dell’art. 6 dell’Accordo sulla libera circolazione delle persone – si veda la sentenza nella sua integralità:
DTF 2C_750 2014 del 27.10.2015 (ammonimento); la sentenza è stata pubblicata: DTF 141 II 401

Lo stesso giorno è uscita un’altra sentenza, in materia di ricongiungimento familiare:
DTF 2C_600/2014 del 27.10.2015

Il comunicato del Consiglio di Stato: Comunicato Stampa DI 6.11.2015

Per approfondimenti:
Politica a sostegno delle famiglie messa in discussione dall’ufficio per la migrazione

Per quanto riguarda le ultime modifiche:
AFI-API per soli titolari di permesso C?

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