Una politica classista

Una politica classista

di Rosemarie Weibel, Lugano, apparso su La Regione del 24 agosto 2015

“Il concetto è chiaro: lo straniero che vuole risiedere da noi, deve disporre dei mezzi sufficienti” – così il Direttore del Dipartimento cantonale delle istituzioni replica alla denuncia di Meinrado Robbiani, segretario OCST che protesta contro la prassi – sempre più estesa – dell’Ufficio per la migrazione di revocare permessi di dimora e domicilio alle persone che fanno capo ad aiuti sociali quali gli assegni integrativi e di prima infanzia.

Vien quasi da dire, grazie per la chiarezza, perlomeno anche chi non l’avesse ancora capito saprà qual è la vera posta in gioco: si tratta di espellere tutti quelli che non ce la fanno, con mezzi propri (che sarebbero poi finanziari) – a sostenere se stessi e i propri famigliari. I poveri o comunque quelli che non guadagnano abbastanza o non hanno avuto la fortuna di nascere ricchi non devono vivere tra noi. Anche se la nostra economia (e di conseguenza tutti noi), approfitta volentieri dei loro servizi pagati poco. E’ una politica in corso da tempo, che il governo cantonale sta semplicemente portando agli estremi: sappiamo come il settore della migrazione è da sempre luogo di prova per politiche che poi saranno estese a tutta la popolazione.

L’esempio degli assegni integrativi e di prima infanzia è in questo senso eclatante: vi ha diritto chi vive in Ticino da almeno tre anni, ma di fatto, con la revoca dei permessi di chi vi fa capo, rimangono riservati agli svizzeri – e solo a quelli che non sono stati così stupidi da unirisi ad una straniera o uno straniero. Perché in tal caso, al coniuge sarà revocato o negato il permesso, cancellando così di fatto non solo il diritto della persona svizzera a questi aiuti, ma negandogli anche il diritto alla famiglia.

Si tratta di una politica classista prima ancora che xenofoba, perché colpisce non tanto a dipendenza della cittadinanza, ma della condizione economica, e perché ridefinisce gli aiuti tesi a ridurre o compensare diseguaglianze sociali: cancella la concezione della prestazione sociale come un diritto riconosciuto, minando di fatto l’idea stessa di stato sociale.

L’esempio degli assegni integrativi e di prima infanzia documenta molto bene questa tendenza: Il loro obiettivo era di permettere ai genitori di accudire personalmente i figli nei loro primi anni di vita e di far sì che la nascita di un figlio non sia causa di povertà. Voluti quale misura di sostegno della politica familiare, vengono ora equiparati alle prestazioni assistenziali, concettualmente aiuti d’emergenza, senza neppure modificare la legge (alla faccia della democrazia e dello stato di diritto).

Attenzione quindi quando discutiamo di politica migratoria: parliamo della società che vogliamo, di noi tutte e tutti. E i promotori di iniziative quali quella sull’immigrazione di massa lo sanno molto bene.

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La denuncia di Robbiani e la risposta del Dipartimento:

da ticinonews.ch, 20 agosto 2015

Robbiani contro Gobbi

Il segretario cantonale OCST ritiene che le sanzioni agli stranieri stiano colpendo anche chi non commette abusi

Da mesi la mannaia del Dipartimento delle Istituzioni, con la copertura del Consiglio di Stato, sta colpendo residenti con permesso di dimora o persino di domicilio che sono al beneficio di prestazioni assistenziali o erroneamente ritenute tali. A urtare non è evidentemente l’intenzione di evitare abusi e di vegliare affinché gli stranieri che intendono insediarsi in Ticino dispongano di mezzi sufficienti per coprire il loro fabbisogno. A indisporre è il modo indiscriminato con il quale si agisce, senza considerare le situazioni delle singole persone e conglobando sotto il concetto di prestazione assistenziale anche prestazioni che non vi possono essere assimilate.”

Il segretario cantonale dell’OCST, Meinrado Robbiani, non le manda a dire dopo il giro di vite messo in atto dal Dipartimento delle istituzioni per scovare possibili abusi assistenziali fra gli stranieri che vivono in Ticino. Secondo Robbiani, spesso lo zelo sfocia in situazioni che travalicano il confine con l’assurdo. Un’affermazione che il segretario cantonale dell’OCST spiega narrando la vicenda di una donna straniera che vive in Ticino: “Uno dei ricorsi inoltrati dalla nostra Organizzazione riguarda una signora straniera con permesso di domicilio, il cui coniuge ha nel frattempo ottenuto la cittadinanza svizzera così come i due figli nati negli ultimi anni. La Sezione della popolazione le ha intimato un ammonimento formale con la minaccia di provvedimenti più incisivi come la revoca del permesso poiché dipendente dalla pubblica assistenza (si tratta della percezione di assegni familiari integrativi)”.

“Le coppie meno abbienti possono attingere ad assegni familiari complementari in virtù di una legge voluta per ridurre la penalizzazione finanziaria delle coppie con figli rispetto a quelle senza figli. Questa legge è innestata su obiettivi di politica familiare che si intrecciano peraltro con obiettivi di politica demografica favorevoli alla collettività. Il legislatore non ha mai inteso questi strumenti di politica familiare come prestazioni di assistenza sociale. Che il Dipartimento, con l’avallo del Consiglio di Stato, stravolga oggi questa concezione stupisce non poco. Si snatura infatti un intendimento che ha d’altronde fatto del Ticino, a suo tempo e in ambito nazionale, un modello al quale ispirarsi. Un modello oggi con molte crepe!”

Robbiani continua poi lanciando una provocazione: “Se queste persone, la cui colpa è di avere nel frattempo allargato l’economia domestica con la nascita di figli, possono accedere ad assegni familiari complementari è anche perché il reddito del nucleo familiare rimane al di sotto di una soglia predeterminata. Stupisce che si bersagli chi percepisce un reddito modesto ignorando completamente la responsabilità di chi lo eroga (le imprese). Senza scordare che è proprio nelle aree meno retribuite che l’economia fa capo a manodopera estera poiché più difficilmente reperibile manodopera indigena.”

Il segretario cantale dell’OCST conclude chiedendo un intervento del Tribunale che possa definire ciò che rientra nell’abuso e ciò che appartiene al campo dei diritti di chi vive in Ticino.

Il comunicato stampa su www.ocst.com

Da ticinonews.ch, 20 agosto 2015:

Gobbi risponde a Robbiani

Sanzioni agli stranieri: botta e risposta sulle accuse formulate dal segretario generale OCST sulla dubbia legalità della prassi adottata dalla Sezione della popolazione

Il Dipartimento delle istituzioni si esprime in merito al comunicato stampa odierno dell’Organizzazione cristiano-sociale ticinese, nel quale è messa in dubbio la legalità della prassi adottata nei confronti dei cittadini stranieri con permessi di dimora e di domicilio a beneficio di assegni familiari integrativi (AFI) e di assegni di prima infanzia (API).

In primo luogo va rammentato come la Legge federale sugli stranieri prevede la possibilità di revocare i permessi, allorquando lo straniero o una persona a suo carico dipende dall’aiuto sociale. In questo senso, va precisato che sia il Consiglio di Stato che il Dipartimento delle istituzioni, per il tramite dell’Ufficio della migrazione della Sezione della popolazione, applicano la giurisprudenza del Tribunale cantonale amministrativo, che ha confermato la prassi adottata dal Consiglio di Stato in materia.

Nello specifico, in una recente decisione non ancora pubblicata e oggetto di ricorso al Tribunale federale, il Tribunale cantonale amministrativo, chinandosi sulla questione volta a chiarire la natura degli assegni familiari integrativi (AFI) e degli assegni di prima infanzia (API), ha ribadito come, essendo lo scopo degli stessi quello di coprire il fabbisogno della famiglia, devono di conseguenza essere considerati come delle prestazioni sociali che perseguono scopi assistenziali.

Il Dipartimento delle istituzioni tiene quindi a sottolineare la conformità dell’operato della Sezione della popolazione alla giurisprudenza del Tribunale cantonale amministrativo, nell’attesa di una decisione definitiva da parte dell’Alta Corte federale, ad oggi non ancora pervenuta.

link al comunicato stampa su www.ti.ch

link all’articolo su liberatv da cui è stata tratta la citazione nel mio articolo: il concetto è chiaro

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Interrogazione di Tatiana Lurati Grassi del 26 agosto 2015 per il gruppo PS

AFI e API equiparati all’assistenza pubblica, è corretto?

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