Nuova legge sulla cittadinanza – discriminazioni in aumento

Da MONDO MIGRANTI no. 3, novembre 2014

Ecco la nuova legge sulla cittadinanza

Mario Amato, Consultorio Giuridico

Dopo una lunga attesa, il Parlamento ha approvato la nuova legge sulla cittadinanza.
Solo i titolari di un permesso di domicilio potranno chiedere la cittadinanza svizzera. Per i cittadini di Paesi extra-UE, la naturalizzazione sarà ancora più difficile.

La nuova legge sulla cittadinanza: un parto difficile

Ci sono voluti cinque passaggi davanti ad ognuna delle due Camere del Parlamento e una conferenza di conciliazione, ma alla fine la nuova Legge sulla cittadinanza svizzera (LCit) è realtà.
Il 20 giugno 2014 è giunta finalmente in porto la procedura di revisione totale della legge sulla cittadinanza che il governo aveva proposto all’attenzione delle Camere tre anni or sono.
Il percorso, come abbiamo già riferito nel primo numero di questa newsletter, è stato particolarmente tormentato e tortuoso a causa delle divergenze, anche profonde, tra una Camera e l’altra del Parla-mento su diversi aspetti della riforma. Di tali divergenze abbiamo, come detto, già reso conto su queste pagine.
Vediamo dunque quali sono le principali novità del nuovo testo di legge, premettendo, ad ogni modo, che l’acquisizione della cittadinanza svizzera resta comunque un percorso ad ostacoli.
La revisione della legge sulla cittadinanza risponde, da un lato, alla necessità di aggiorna-re un testo legislativo vecchio di oltre cinquant’anni e non più in linea con le nuove realtà sociali e migratorie.
D’altro canto si trattava anche di armonizzare la legge sulla cittadinanza con altre normative, per esempio con la Legge sugli stranieri del 2005, entrata in vigore nel 2008, la quale attribuisce grande importanza al processo di integrazione, soprattutto nel passaggio da un tipo di permesso all’altro.
Così la nuova legge sulla cittadinanza contempla ora una definizione di integrazione che nel testo del 1952 non esisteva.
Il nuovo testo di legge pone dunque l’integrazione quale condizione materiale per poter ottenere la cittadinanza svizzera.
L’integrazione, che deve esse-re avvenuta con successo, si desume dal rispetto della sicurezza e dell’ordine pubblico, dal rispetto dei valori della Costituzione federale, dalla facoltà di esprimersi nella vita quotidiana oralmente e per scritto, in una lingua nazionale, dalla partecipazione alla vita economica o dall’acquisizione di una formazione e dall’incoraggiamento e dal sostegno all’integrazione del coniuge, del partner registrato o dei figli minorenni.
Naturalmente occorre tenere in considerazione la situazione di persone che, per disabilità o malattia o per altre circostanze personali, non possono adempiere a tutti i criteri di integrazione, in particolare quelli relativi alla partecipazione alla vita economica e alla capacità di esprimersi in una delle lingue nazionali.
Tali requisiti valgono anche nel caso di naturalizzazione agevolata di coniugi di cittadini svizzeri.
Per poter ottenere il passa-porto svizzero, oltre a dimostrare che l’integrazione è avvenuta con successo, occorre soddisfare alcune condizioni formali.
In queste risiedono le principali novità del nuovo testo di legge e che hanno determina-to quelle divergenze tra una Camera e l’altra a cui abbiamo già accennato.

Naturalizzazione possibile solo per chi ha già un permesso C

Il candidato alla cittadinanza svizzera deve essere in possesso di un permesso di domicilio, ovvero il permesso “C”.
Con il vecchio ordinamento era sufficiente anche il possesso del permesso di dimora (permesso “B”) e, in alcune circostanze, si poteva avviare una procedura di naturalizzazione anche con il permesso “F”, ovvero il permesso rilasciato a coloro che sono stati ammessi provvisoriamente in Svizzera.
Già solo tale requisito formale, rende conto delle difficoltà insite nella procedura di naturalizzazione. Difatti il permesso di domi-cilio si può ottenere – non è più un diritto con la Legge sugli stranieri del 2005 – dopo dieci anni di soggiorno in Svizzera di-mostrando comunque una buona integrazione.
Solo i cittadini dell’Unione Europea, sulla scorta di trattati di domicilio, hanno diritto all’ottenimento del permesso “C” dopo cinque anni di soggiorno in Svizzera. Per i cittadini di Paesi terzi, che sono, statisticamente, quelli più interessati alla cittadinanza svizzera, l’accesso al passaporto rosso crociato resta quindi una strada lastricata di ostacoli.
Il candidato alla naturalizzazione deve inoltre dimostrare un soggiorno complessivo in Svizzera di dieci anni, di cui tre negli ultimi cinque anni precedenti il deposito della domanda.
Nel calcolo dei termini di soggiorno, quelli trascorsi in Svizzera tra l’ottavo e il diciottesimo anno di età, valgono il doppio, ma il soggiorno effettivo deve essere di almeno sei anni.
Rispetto alla vecchia legge, che prevedeva un periodo di soggiorno in Svizzera di dodici anni, i termini di residenza vengono dunque ridotti. Tuttavia solo alcuni cittadini comunitari, come detto, potranno beneficiare concretamente di tale riduzione dei termini di soggiorno, conseguentemente ai termini più brevi per l’ottenimento del permesso di domicilio.
I cittadini di Paesi terzi rischiano invece di dover attendere più anni di quelli che erano necessari in precedenza, proprio perché l’ottenimento del permesso di domicilio non è un diritto e vi si accede, con difficoltà, dopo dieci anni di soggiorno.
Inoltre, per coloro che erano stati ammessi provvisoriamente in Svizzera, la durata del soggiorno con tale statuto viene presa in considera-zione solo per metà, allungando ancora di più il periodo di soggiorno richiesto per la presentazione della domanda di naturalizzazione.
Per quanto concerne poi il soggiorno a livello cantonale, la nuova legge stabilisce che i Cantoni devono introdurre termini di attesa tra i due e i cinque anni. Con la vecchia legge i Cantoni erano liberi di stabilire termini di attesa più lunghi, che potevano giungere anche fino a dodici anni.
La data dell’entrata in vigore della nuova legge non è ancora stata fissata, dal momento che il Consiglio federale deve ancora provvedere ad emanare le ordinanze di applicazione.
In conclusione si può ritenere che la nuova legge non ha per nulla agevolato il processo di acquisizione della cittadinanza svizzera.
I termini di soggiorno, se paragonati con altri Paesi europei, restano tra i più lunghi.
L’aver posto quale condizione materiale quella del possesso del per-messo “C”, rende ancora più difficile l’accesso alla cittadinanza svizzera, che rimarrà anche in avvenire un percorso ad ostacoli.
Di fatto il progetto iniziale che il Consiglio federale aveva presentato alle Camere nel 2011, risulta essere fortemente stravolto, al punto che nulla, o quasi, sembra essere cambiato rispetto al passato ordinamento, se non che, con questa nuova legge, il numero di persone che potranno chiedere il passaporto svizzero, diminuirà di diverse migliaia ogni anno.
Ma, forse, era proprio questo il risultato che alla fine si voleva raggiungere con questa pasticciata revisione.

 

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