Prostituzione – una riflessione

Appunti per la serata informativa “Prostituzione, un fenomeno complesso. Quali norme in Ticino”? del 26.11.2013

Posizione

Parlare di prostituzione, almeno per me, è difficile, troppo facile cadere nel moralismo o vittimizzare e basta chi la esercita. Sento un grande peso a parlare di prostituzione in quanto donna, in quanto non lavoratrice del sesso: ci sono differenze, comunanze, ma anche conflitti potenziali fra noi (me) e donne lavoratrici del sesso. Credo quindi che sia importante specificare qual è la posizione da cui parlo: donna, femminista, detentrice della nazionalità di questo paese, quindi con diritto di starci e di dire la mia, non attiva nell’industria del sesso, né dal lato dell’offerta, né dal lato della domanda, né da quello della consulenza specifica ecc., in una situazione economica e personale, di qualità di vita, soddisfacente.

Esperienza
Se sono entrata in contatto con persone che si prostituiscono o si prostituivano, è stato attraverso il mio lavoro di avvocata: donne magari in situazione di separazione o divorzio, donne con problemi di permesso, a cui magari era stata vietata l’entrata perché persone non grate, donne multate per aver esercitato la prostituzione senza essere registrate nell’apposito registro, donne con figli i cui padri non volevano riconoscerli o non volevano contribuire al loro mantenimento, ballerine a cui non era stato versato lo stipendio concordato o dal cui salario il proprietario del night aveva dedotto delle spese sproporzionate o mai sostenute, prostitute anche registrate che volevano cambiare mestiere e che rischiavano di perdere il permesso perché per un certo periodo dovevano far capo all’assistenza, ecc. Spesso donne forti, con famiglia a carico che mantenevano e a cui cercavano di garantire un futuro migliore.

Perché sono qui
Se sono stata coinvolta nella riflessione che gli organizzatori e le organizzatrici di questa serata vogliono portare avanti, è verosimilmente per aver espresso una posizione critica rispetto al questionario che l’associazione Malala ha voluto inviare ai gran consiglieri ticinesi: mi pareva un approccio che troppo si inserisce nell’attuale discorso sicuritario – che vede la prostituzione innanzitutto quale problema di ordine pubblico – e di controllo sul suo esercizio, come se dovessimo proteggere i clienti, ma anche ben distinguere le “brave” donne da quelle “cattive”.

Coordinamento donne, il punto
Infatti, come Coordinamento donne della sinistra, già nel 2000/2001 al momento dell’introduzione della legge sull’esercizio della prostituzione, eravamo giunte alla conclusione di voler “mettere al centro l’interesse delle ragazze che si prostituiscono, in quanto la loro situazione di illegalità e di dipendenza (…) sono condizioni che favoriscono lo sfruttamento e la violenza.” Al di là della posizione che si può avere nei confronti della prostituzione e dell’industria del sesso in generale, ci sembrava cioè – e mi sembra tuttora – che vada rafforzata la posizione delle donne (o comunque di chi, con il proprio corpo, fornisce l’offerta), che vada difesa la dignità, la salute, l’autonomia delle lavoratrici del sesso.

Condizioni strutturali – scelta
Tra le donne che lavorano nell’industria del sesso in modo indipendente (nel senso di autodeterminazione), ce ne sono che avrebbero a disposizione altre opzioni e che hanno scelto consapevolmente di svolgere questo lavoro. Ma ce ne sono altre, soprattutto migranti, che non hanno altre possibilità di lavoro. Ci sono infatti condizioni strutturali quali la politica svizzera in materia di migrazione, la globalizzazione e le conseguenze delle disparità economiche, il mancato accesso alla formazione e al mercato del lavoro corresponsabili per questa condizione. Sono condizioni che valgono non solo per le prostitute, ma anche per persone che lavorano in rami mal pagati quali l’economia domestica, il settore alberghiero e della ristorazione, l’agricoltura. Credo che sia molto importante tenere sempre in mente questi aspetti, perché non si può parlare di prostituzione se non si tiene conto della situazione strutturalmente fragile di chi la esercita.

Ambito femminista
In ambito femminista, non vi è unanimità nell’analisi e rispetto al fenomeno dell’industria del sesso e quindi neppure sulle strategie da seguire.

Doing gender
Secondo la maggioranza, la prostituzione è sempre frutto di una costrizione, o meglio: di una forma di adattamento rassegnata ad una situazione di disperazione, di penuria o di violenza. Inoltre, l’industria del sesso potrebbe funzionare solo in una società fondata, ancora oggi, sulla dominazione maschile. E l’industria del sesso riproduce e reitera un’immagine della donna sottomessa all’uomo o che comunque si conforma ai suoi desideri, ed è quindi funzionale e costruisce sempre di nuovo il sistema patriarcale. La prostituzione viene quindi considerata una condizione che risulta dall’oppressione delle donne da parte degli uomini, per cui occorrerebbe uscirne, abolirla.

Esempio
Per fare un esempio forse banale: Pare che oggi sia molto diffuso tra le giovani donne depilarsi completamente il pube, e la chirurgia estetica anche sulle parti genitali va alla grande, perché vi è un’ideale di bellezza degli organi intimi propagata dalla pornografia e a cui molte donne, senza magari neppure essere fruitrici di pornografia, si adeguano – è una bellezza evidentemente definita attraverso lo sguardo maschile. La prostituzione ha un effetto di “disciplinamento” delle donne in generale: molti uomini dicono alle loro compagne che se non si rendono disponibili, o se non accettano determinate pratiche sessuali, andranno da una prostituta.

Pro-sesso
Da una ventina d’anni comunque si assiste anche ad un movimento femminista detto “pro-sesso”, che rivendica il diritto ad una pornografia che soddisfi i gusti delle donne.

Le lavoratrici
E un nuovo discorso, promosso proprio dalle lavoratrici del sesso, insiste sulla dignità di chi si prostituisce, difende la prostituzione quale lavoro socialmente utile o comunque un mestiere come un altro.

In un’altra società?
Se la prostituzione esistesse in un altro tipo di società, non lo so: alcune ipotizzano di no, altre ipotizzano che assumerebbe un altro significato, altre forme, perché in fondo procurare piacere non è un male.

Domanda
Quindi, dal punto di vista femminista, è giustificato combattere la prostituzione? E soprattutto: questo giustifica combattere le prostitute, sottoporle ad uno stretto controllo, obbligarle a farsi registrare, adottare delle misure affinché la loro attività venga resa più difficile o non possa esercitarsi alla luce del sole?
E poi: vi siete mai chieste come mai le prostitute vengono così stigmatizzate? Questo è nell’interesse di chi?

La mia (nostra) posizione
Per me come per il gruppo in cui milito e con cui ho riflettuto sulla questione, come ho già detto prima, la questione non è quindi tanto come ci rapportiamo alla prostituzione, ma come ci rapportiamo a chi esercita la prostituzione. Persone con la loro dignità, la loro storia, il loro diritto di scegliere, vittime certo, spesso di tratta delle donne e di sfruttamento, ma anche attrici e soggetti consapevoli.

La legge
Per quanto riguarda specificatamente il progetto di modifica della legge sulla prostituzione, mi pare che stiamo andando nella direzione opposta. Penso che nella discussione si potranno poi approfondire singoli punti.

Mi limito quindi per il momento ad alcuni spunti:

Già al momento dell’adozione della legge, eravamo critiche rispetto al regime di autorizzazione per chi esercita la prostituzione. Infatti, spesso si prostituisce chi non dispone di un permesso di soggiorno con autorizzazione a svolgere un’attività lucrativa. La provenienza delle prostitute negli ultimi anni pare cambiata e alcuni dei paesi di provenienza sono entrati a far parte dell’unione europea, per cui possono mettersi in regola più facilmente sotto questo aspetto.
Rimane comunque il fatto che proprio le persone più vulnerabili non possono chiedere l’autorizzazione, con la conseguenza che sono doppiamente sanzionate: sia perché non dispongono di permesso di lavoro, sia perché non si sono iscritte al registro delle prostitute.

Uno degli aspetti che più mi è diventato chiaro nelle mie letture è che ci sono molte forme di prostituzione, una varietà di condizioni nelle quali viene esercitata, una varietà di situazioni e di statuto delle persone che la esercitano. Quello che può essere positivo e d’aiuto per le une, può essere negativo per le altre.

Mi dispiace che perlomeno tra chi è qui sul podio non ci sia nessuna delle dirette interessate.
Il minimo che si possa dire è che la legge aumenta gli ostacoli burocratici, a tutto scapito delle categorie più fragili, e che ha nel mirino un unico tipo di prostituzione.

Delicato in questo contesto anche l’obbligo di sottoporsi ad una consultazione medico-sanitaria, tanto più se finalizzata alla valutazione per rapporto ad eventuali malattie sessualmente trasmissibili. Per due motivi: la presenza di malattie sessualmente trasmissibili diventa un motivo di non ammissione all’esercizio della prostituzione? L’esame diventa garanzia di assenza di malattie sessualmente trasmissibili?

Dal punto di vista del rafforzamento della posizione contrattuale di chi si prostituisce anche la combinazione tra autorizzazione ed esame medico-sanitario è controproducente, perché esclude chi è o pensa di essere malata, relegandola nell’illegalità, e d’altra parte dà una falsa sicurezza ai clienti che potrebbero pretendere rapporti non protetti.

Quindi: garantire l’accesso alla salute, ma assolutamente non sotto l’aspetto di un esame.

Autorizzazione per l’apertura di un locale erotico: la legge non distingue tra esercizi pubblici o comunque locali pubblici e appartamenti. Questo significa, che se due o più lavoratrici dovessero decidere di esercitare in proprio, devono necessariamente designare un responsabile della gestione, con la conseguenza di creare delle gerarchie e quindi aumentare il rischio di sfruttamento (l’autorizzazione non è trasferibile). Lo stesso vale per l’obbligo di presentare la licenza edilizia comunale: non sarà più possibile esercitare in privato.

Luoghi inidonei all’esercizio della prostituzione: il progetto prevede di vietare la prostituzione in tutti i luoghi visibili al pubblico. Quindi: prostituzione sì, basta che non la si veda. Se consideriamo poi il divieto in prossimità di scuole, ospedali e case per anziani, luoghi di culto riconosciuti (cosa significa?), cimiteri e pubblici uffici, capiamo che la legge non favorisce l’esercizio autonomo della prostituzione, ma la volontà politica è quella di creare delle zone del sesso, quindi grandi insediamenti in cui l’autogestione, l’esercizio in proprio, è praticamente escluso.

In altre parole, chi intende prostituirsi deve forzatamente far capo a grandi esercizi, gestiti da altri, alle condizioni dettate da altri, pagandone il relativo prezzo e stando alle condizioni di chi gestisce questi locali.

Il registro cantonale per l’esercizio della prostituzione serve tra l’altro a facilitare l’identificazione delle prostitute. Ora, sappiamo che ci sono persone che si prostituiscono solo saltuariamente o comunque in modo accessorio ad altre attività. Queste persone non si dichiareranno come prostitute, proprio perché ché ché se ne dica, non è un mestiere come un altro, ma un mestiere fortemente stigmatizzato, con la conseguenza che non tutte e tutti intendono dichiarare pubblicamente di esercitarlo. Anche sotto questo aspetto si crea quindi ulteriore illegalità.

Inoltre, con l’iscrizione al registro scatta l’obbligo di pagamento delle imposte. Ora, come ogni persona che ottiene un reddito questo è imposto. Si è però visto che nel caso della prostituzione, viene applicato un reddito ipotetico che non necessariamente viene raggiunto, proprio nei casi in cui si tratta di attività accessoria. Per ottenere il reddito valutato dall’autorità fiscale la persona che si prostituisce potrà quindi trovarsi in difficoltà o sotto pressione per aumentare l’attività.

Una delle poche misure che va in direzione di un rafforzamento della lavoratrice la promozione dell’informazione alla salute e l’accesso alla consulenza, anche se occorrerà poi valutarne la messa in opera concreta.

Il progetto prevede la possibilità della polizia di accedere in ogni momento per accertare identità delle persone che si trovano all’interno.

L’accesso della polizia, il regime di autorizzazione sia per i locali che per chi esercita la prostituzione, sembrano avere quale unico obiettivo quello di escludere persone in situazione di illegalità. Infatti, il responsabile deve verificare che le persone in attività siano in regola con la legislazione in materia di stranieri, che dispongano dell’autorizzazione, che dispongano dei documenti d’identità, devono tenere aggiornato un registro, mantenere l’ordine nel locale e condizioni igienico-sanitarie impeccabile e garantire la disponibilità di mezzi di prevenzione (art. 15).

Il FIZ, Centro per l’assistenza ai migranti e alle vittime della tratta delle donne di Zurigo, ha indicato più volte quali sono le Good Practices in relazione al lavoro del sesso. Indica per esempio, che la definizione di standard minimi e il controllo della loro osservanza contribuiscono a combattere lo sfruttamento delle lavoratrici del sesso. Rileva quindi come le raccomandazioni per gli esercenti di locali erotici debbano contenere standard minimi rispetto allo stipendio (e nel caso ticinese, direi anche rispetto ai prezzi delle stanze ecc.), materiale di prevenzione, prevenzione di violenza e informazioni per le lavoratrici del sesso. Gli esercenti possono trattenere parte delle entrate delle lavoratrici unicamente per prestazioni ben definite. Nella legge ticinese, poco si trova al riguardo e i controlli (art. 22) sembrano limitati all’accertamento dell’identità delle persone che si trovano all’interno e a verificare l’ottemperamento delle norme della legge sull’esercizio della prostituzione che come ho indicato sopra riguardano più l’ordine e la salute pubblica che non la protezione e la dignità delle lavoratrici e dei lavoratori.

Un altro aspetto che andrebbe finalmente risolto, anche se non è di competenza cantonale, è che secondo l’art. 20 cpv. 1 del Codice delle obbligazioni, il contratto che ha per oggetto una cosa impossibile o contraria alle leggi od ai buoni costumi è nullo. Questo ha per conseguenza che una prostituta che non viene pagata non può rivolgersi ad un tribunale per ottenere il dovuto. Vi sembra corretto e coerente?

Nel contesto della prostituzione si parla spesso di tratta: E’ sicuramente un aspetto importante e le misure per combattere la tratta degli essere umani andrebbero rafforzate, anche se qualcosa comunque già si sta muovendo. Andrebbe quindi colta l’occasione per rafforzare le misure, tra cui la concessione di un permesso di soggiorno non solo per la durata del processo, ma anche il riconoscimento di uno statuto legale duraturo nel tempo al fine di garantire alle vittime adeguata protezione e di evitare che la denuncia di violenze e soprusi comporti l’allontanamento dal Paese.

Bisogna però anche stare attente affinché il discorso sul traffico non oscuri le questioni dei diritti delle migranti e dei migranti. Rischia infatti di rafforzare la discriminazione, la violenza, e lo sfruttamento contro persone migranti, sex workers, e sex workers migranti in particolare. Molte associazioni di lavoratrici del sesso chiedono che il lavoro sessuale sia riconosciuto come un impiego redditizio, che permetta alle persone migranti di accedere a permessi di lavoro e di soggiorno, e che le migranti e i migranti, con documenti e senza documenti, godano di pieni diritti sul lavoro.
(Manifesto delle-i Sex Workers in Europa (2005))

La politica migratoria svizzera, come quelle europee in generale, favorisce infatti lo sfruttamento: crea forti rapporti di dipendenza con mediatori e mediatrici, o con un particolare datore di lavoro, per il visto, il viaggio, il lavoro, per la casa, e così via.

Vorrei che ne tenessimo conto e che ci rendessimo conto che ogni nuova restrizione in quell’ambito, ogni ulteriore ostacolo burocratico, aumenta il potenziale di crescita di una fascia di lavoratori e lavoratrici perennemente senza diritti e, proprio per ciò, di massima convenienza per il mercato del lavoro perché particolarmente sfruttabili. E che questo ha effetti non solo su chi si trova in situazione “irregolare”, ma spinge al ribasso anche le nostre condizioni di lavoro e di vita. Anche sotto questo aspetto, non è tanto nel nostro interesse regolamentare la prostituzione, ma rafforzare la posizione di chi la esercita.

Rosemarie Weibel, 23.11.2013

Purtroppo, quella sera, è stato dato voce e ascolto soltanto a una parte: Articolo su LaRegione 27.11.2013

La mia risposta, pubblicata il 5.12.2013: La prostituzione – tema difficile in cui viene ascoltata solo una parte: Lettera su LaRegione 5.12.2013

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