Dissimulazione del viso nei luoghi pubblici – presentazione, analisi e discussione di iniziativa e controprogetto (Ticino)

Introduzione
Cosa c’è dietro la volontà di vietare la dissimulazione del viso?
Dissimulare il viso, cosa vuol dire?
Ragioni addotte per un divieto di dissimulare il viso
Esame delle singole ragioni individuate
1.Protezione delle donne dall’imposizione di burqa e niqab
2.Sicurezza pubblica (possibilità di identificazione di una persona)
3.Ragioni di sicurezza (protezione della sicurezza della persona stessa)
4.Ragioni di laicità della scuola pubblica
5.Ragioni di ordine pubblico in una società democratica
6.Prevenzione di reati
7.Viso aperto (argomento culturale)
Come vestirmi, decido io
La discussione a livello federale e in altri Cantoni
Per approfondimenti

Introduzione

Nel 2011 è stata lanciata un’iniziativa popolare – riuscita – con cui si chiede di modificare la costituzione cantonale con l’aggiunta di un nuovo articolo 9a, Divieto di dissimulazione del proprio viso, del seguente tenore:
1. Nessuno può dissimulare o nascondere il proprio viso nelle vie pubbliche e nei luoghi aperti al pubblico (ad eccezione dei luoghi di culto) o destinati ad offrire un servizio pubblico.
2. Nessuno può obbligare una persona a dissimulare il viso in ragione del suo sesso.
3. Le eccezioni al primo capoverso e le sanzioni sono stabilite dalla legge.

Il 16 gennaio 2013, il Consiglio di Stato, con messaggio 6732, ha rilasciato un rapporto su questa iniziativa, in cui propone di respingere l’iniziativa, ma di modificare la Legge sull’ordine pubblico nel seguente modo:
Divieto di dissimulazione del viso
Art. 1
Nessuno può dissimulare il proprio viso o nasconderlo completamente nelle vie pubbliche e nei luoghi aperti al pubblico o destinati ad offrire un servizio pubblico.
Art. 2
Il divieto di cui all’articolo 1 non si applica all’uso di copricapi per ragioni di salute, di mezzi protettivi o difensivi imposti dalla legislazione sulla circolazione stradale e da quella sulla tutela dei lavoratori, di caschi e maschere di protezione del viso nelle discipline sportive, di vestiti particolari indossati durante le manifestazioni religiose e nei luoghi di culto o di abbigliamenti portati per usanze locali.
Dolo e negligenza, Art. 9
Le contravvenzioni alle disposizioni previste dalla presente legge sono punite anche se commesse per negligenza.
(articolo già presente, si tratta solo di un adattamento in ragione dell’introduzione di un nuovo capitolo I).

Rispetto all’iniziativa costituzionale, la proposta di legge è più precisa, nel senso che già definisce le eccezioni. Si limita inoltra a vietare di nascondere il viso completamente, anche se mantiene comunque il divieto di dissimulare il viso, per cui ci si può chiedere se si tratti effettivamente di una precisazione.

L’iniziativista ha già fatto sapere che manterrà l’iniziativa, essenzialmente per due motivi:
–  ritiene che il divieto di dissimulare il volto in pubblico non sia solo un problema di polizia e di sicurezza ma anche un problema di civiltà e di valori meritevoli di protezione costituzionale;
–  il controprogetto indiretto non contiene il divieto secondo cui nessuno può obbligare una persona a dissimulare il viso in ragione del suo sesso
–  ritiene che il riferimento, tra le eccezioni, a manifestazioni e luoghi di culto possa dare adito a confusione.
(Ticinonline 5.2.2013)

La maggioranza della commissione delle petizioni e dei ricorsi del Gran Consiglio aderisce alla controproposta del Consiglio di Stato, ritenendo che “La norma sul divieto di dissimulazione del proprio viso è una norma di polizia in senso lato, destinata a preservarlo dai pericoli e ad eliminarli.” Rapporto di maggioranza
La minoranza della commissione respinge il controprogetto ritenendo che il divieto debba avere rango costituzionale e che vada quindi data la preferenza all’iniziativa popolare. Rapporto di minoranza

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Cosa c’è dietro la volontà di vietare la dissimulazione del viso?

Guardando la discussione al momento del lancio dell’iniziativa, è evidente che si tratta di una crociata contro burqa e niqab. Come scriveva Marina Masoni sul Corriere del Ticino del 23.4.11, “Non occorre attendere che il burqa e il niqab si diffondano nel nostro Paese per affermare, nella nostra carta fondamentale, che queste espressioni di chiusura e di intolleranza non possono avere diritto di cittadinanza da noi: quando in gioco sono i principi fondamentali del convivere civile nella società libera e aperta è meglio che le regole di questo convivere civile, se necessario, siano precisate senza equivoci, prima che sia troppo tardi per farlo. Siamo per l’integrazione del diverso, non per la contrapposizione frontale: burqa e niqab non integrano, ma contrappongono.”

Altri come Lauro Tognola sul CdT 19.10.10, sostengono oche “La diversità turba l’ordine pubblico” e che burqa e niqab vanno vietati perché “Il loro messaggio è inequivocabile: con voi non comunico, a voi mi impongo con la mia diversità che vi destabilizza, vi sfida. Non è forse un modo subdolo di turbare l’ordine pubblico?”

E qui comincio definitivamente a preoccuparmi: diventa evidente che la discussione su burqa, niqab, velo integrale ecc. è essenzialmente una discussione che strumentalizza i diritti delle donne per denigrare gli stranieri attraverso un approccio superficiale ed ostile all’islam.

L’ottica è quella dell’”altro”, i cui comportamenti non accettiamo. Lo dimostra la cura con cui il Consiglio di Stato ha cercato di descrivere le eccezioni, tra cui le usanze locali. Si tratta di un approccio essenzialmente “etnico”, che non dovrebbe trovare dimora nella nostra legislazione e che ha già dimostrato la propria problematicità: Dal 1. luglio 2012, le mutilazioni di organi genitali femminili sono formalmente vietate dall’art. 124 Codice penale svizzero. Anche qui si tratta con ogni evidenza di una norma tesa a vietare determinate pratiche diffuse in altri continenti e che – giustamente – la Svizzera non vuole tollerare. C’è però un ma: questa norma comporta dei problemi di delimitazione particolari rispetto alle cosiddette operazioni genitali cosmetiche, operazioni che negli ultimi anni sono considerevolmente aumentate: in pratica, come espone Terre des femmes nella sua presa di posizione sulle operazioni genitali cosmetiche, “Questi divieti, pensati per proteggere l’integrità fisica delle migranti, pongono dei problemi alla luce del numero crescente di “donne occidentali” che si sottopongono ad operazioni nella zona genitale per motivi puramente estetici o per aumentare le sensazioni di piacere”.

Allora: vogliamo farci il piacere di ragionare in termini di integrità fisica (e di costrizione) e – nel caso del burqa – di dissimulazione del viso (e di costrizione) in relazione a tutte e tutti, o vogliamo continuare a modificare le nostre leggi in un’ottica di chiusura e di difesa nei confronti dello “straniero”?

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Dissimulare il viso, cosa vuol dire?

Dissimulare: “Nascondere o mascherare qualità, difetti, sentimenti e simili sotto diversa apparenza; fingere, mostrarsi indifferente, celare le proprie intenzioni; celarsi, nascondersi” (Zingarelli, Vocabolario della lingua italiana, decima edizione 1970, ed. Zanichelli)

Possono esservi molte occasioni e motivi per coprirsi il viso – il Consiglio di Stato ne elenca alcuni:
Ragioni di salute
Mezzi protettivi o difensivi imposti dalla legislazione sulla circolazione stradale e da quella sulla tutela dei lavoratori (caschi, occhiali di protezione ecc.)
Caschi e maschere di protezione nelle discipline sportive
Vestiti particolari indossati durante le manifestazioni religiose e nei luoghi di culto
Usanze locali (pensando probabilmente al carnevale)

Ma ve ne sono molte altre:
Negli anni ’60, erano di moda foulard e occhialoni da sole che coprivano metà del viso. Nel 2009, “Alessia Fabiani in Sardegna ha scelto di indossare la sua sciarpa in seta come una diva anni ’50. Occhialoni scuri e capelli protetti dal vento.” (Il ritorno del foulard, su donnamoderna.com)
E non sempre gli occhialoni sono “solo” mezzo di protezione dai raggi del sole, ma anche mezzo per nascondere l’espressione degli occhi, per poter guardare senza che si capisca dove si guarda, ecc.

In Giappone, pare sia di moda portare la mascherina, le motivazioni sono nascondere il proprio viso, perché non si è truccate; mantenere il volto al caldo; far sembrare il viso più piccolo e proporzionato; far sentire sicure; evitare che la gola si secchi, ecc.

Lady Gaga agli MTV EMA 2011 ha detto di nascondere il viso per il botox. E vi è tutta un’industria cosmetica, chirugica e della moda che offre ogni trucco immaginabile e non per dissimulare o far sparire rughe, occhiaie, nasi e orecchie troppo grandi, ecc. ecc.

Anche il velo della sposa, che in parte copre anche il viso, ha una lunghissima tradizione, non solo come ornamento del capo, ma anche perché da sempre, La donna velata suggerisce mistero e stimola la fantasia.

Altri motivi per coprirsi il viso possono essere quello di non essere fotografato, di non essere ripresa/o da una videocamera, ecc., sia per motivi di protezione della privacy che per motivi di occultamento della propria presenza.

Per una raccolta di immagini e testi sul velo si veda Ritratto di donna velata su questo sito.

In altre parole: non c’è un problema di “delimitazione”? Se vietiamo di dissimulare il viso o di nasconderlo completamente nelle vie aperte al pubblico, puniamo “solo” le donne che portano burqa o niqab o imponiamo a tutte e tutti di rinunciare a sciarpe fin sotto il naso, cappello e occhialioni, alle mascherine dei turisti giapponesi? Vietiamo di fare quattro passi con il casco? Vietiamo di recarci mascherati al ballo in maschera?

Non c’è un’evidente difficoltà di delimitazione, come per le operazioni genitali, accettate, anzi difese anche senza indicazione medica per le donne europee e i maschi? (per favore, non iniziamo una discussione sul fatto che le mutilazioni genitali sono orribili, chiediamoci piuttosto perché diciamo che le europee adulte sono ritenute in grado di acconsentire liberamente a operazioni “cosmetiche” nelle regioni genitali mentre che le donne provenienti da altre culture vanno messe sotto tutela. E perché riteniamo leciti (anzi: indicati) interventi di chirurgia plastica genitale su bambini con caratteri sessuali ambigui e mutilazioni genitali su ragazzini anche piccolissimi per soli motivi religiosi).

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Ragioni addotte per un divieto di dissimulare il viso

Iniziativa e proposta del Consiglio di Stato sono state formulate sulla falsa riga della legge francese n. 2010-1192 dell’11 ottobre 2010 che vieta la dissimulazione del visto nello spazio pubblico. Questa legge prevede che nello spazio pubblico, nessuno può portare una tenuta destinata a dissimulare il viso. Il codice penale è inoltre stato completato con una disposizione che vieta di imporre a una o più persone di dissimulare il proprio viso in ragione del loro sesso mediante minaccia, violenza, costrizione, abuso di autorità o di potere (viene spontaneo chiedersi se imporre a qualcuno di coprirsi il viso non in ragione del sesso, ma per alti motivi, sarebbe lecito …).
I capi di abbigliamo vietati sono quelli che “rendono impossibile l’identificazione di una persona”, per cui non occorre che il viso sia completamente coperto. (cfr. messaggio 6732, pagina 3).

Si possono qui individuare due ragioni addotte per il divieto, che vanno oltre alla “paura della diversità dell’altro”:

Quello di proteggere le donne dall’imposizione di burqa e niqab in particolare;
Quello della sicurezza pubblica (possibilità di identificazione di una persona).

In Svizzera, vi sono stati divieti di porto del velo nella scuola pubblica per i docenti, in nome della neutralità e della pace confessionale nella scuola pubblica. In Turchia, la Corte europea per i diritti dell’uomo ha ritenuto che il divieto imposto alle “studentesse delle università turche rappresenta in una società democratica una restrizione necessaria alla tutela dei diritti e delle libertà altrui e al rispetto dell’ordine, che non contraddice pertanto né la libertà religiosa né il diritto all’istruzione” (messaggio 6732, pagina 6). Anche l’obbligo di portare il casco per motivi di lavoro o nella circolazione stradale non è ritenuto lesivo della libertà di religione e di coscienza rispettivamente della libertà personale (la relativa sentenza concerneva il copricapo dei Sikh).

Possiamo individuare qui altre ragioni addotte per imporre rispettivamente vietare una certa tenuta:
Ragione di sicurezza (protezione della sicurezza della persona stessa)
Ragioni di laicità della scuola pubblica (docente non può portare il velo)
Ragioni di ordine pubblico in una società democratica (qui però andrebbe analizzata meglio la situazione concreta in Turchia).

Inoltre, il Tribunale federale ha ritenuto che il divieto di usare maschere o passamontagna per rendersi irriconoscibili durante riunioni, manifestazioni o altri assembramenti non costituisce una limitazione ammissibile della libertà di espressione e di riunione, anche se una parte della dottrina rileva che il porto di maschere durante certe manifestazioni potrebbe anche avere uno scopo legittimo, segnatamente a tutela di dati personali degni di protezione (messaggio 6732, p. 6).

La ragione addotta qui verosimilmente era la sicurezza pubblica, cioè
Prevenzione di reati

C’è anche chi dice semplicemente: “da noi ci si affronta a viso aperto”, quindi un argomento culturale.
Viso aperto (argomento culturale)

Rimane il fatto che in ogni caso il divieto di dissimulazione del viso comporta una discriminazione indiretta delle donne di fede islamica che portano o che devono portare il burqa o il nikab, al di là se vogliamo considerare queste tenute simbolo religioso, abbigliamento culturale, espressione politica o altro.

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Esame delle singole ragioni individuate

  1. Quello di proteggere le donne dall’imposizione di burqa e niqab in particolare;
  2. Quello della sicurezza pubblica (possibilità di identificazione di una persona)
  3. Ragione di sicurezza (protezione della sicurezza della persona stessa)
  4. Ragioni di laicità della scuola pubblica
  5. Ragioni di ordine pubblico in una società democratica (qui però andrebbe analizzata meglio la situazione concreta in Turchia).
  6. Prevenzione di reati
  7. Viso aperto (argomento culturale)

1.      Protezione delle donne dall’imposizione di burqa e niqab

Il Consiglio federale stima a circa 95-130 il numero di donne che porterebbero in Svizzera il velo integrale (cfr. messaggio 6732, p. 9). Non è noto a quante di queste donne il porto di questi indumenti è imposto, e quante invece lo portano per volontà propria (pare che effettivamente vi siano delle donne svizzere convertite all’islam tra le più fervide difensore della libertà di portarli).

In Svizzera, persone straniere che si oppongono alla violenza da parte del partner, separandosi rischiano di dover rientrare nel paese di origine fintanto che il loro permesso dipende dalla convivenza con il coniuge (di regola, almeno 5 anni). Il fatto di separarsi per sottrarsi ad un’imposizione di un determinato vestiario sarebbe motivo sufficiente per poter ottenere una deroga alla revoca del permesso? Ne dubito: le deroghe alla revoca del permesso in caso di interruzione della coabitazione dopo un periodo relativamente breve sono molto restrittive.

Il fatto di coprirsi integralmente il viso con un velo può costituire un ostacolo all’integrazione, ma, viceversa, può anche agevolare l’accesso ai luoghi pubblici a donne che altrimenti non uscirebbero mai di casa.

Un divieto di dissimulazione del viso potrebbe comportare, proprio per donne di recente immigrazione, un’ulteriore fragilizzazione.

Questo argomento, visto l’esiguo numero di persone che in Svizzera portano niqab o burka, e il fatto che il rischio di emulazione è minimo, appare pretestuoso: l’argomento dell’oppressione delle donne viene usato per alimentare l’avversione contro tutto ciò che è diverso.

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2.      Sicurezza pubblica (possibilità di identificazione di una persona)

L’art. 8 della Legge sulla polizia stabilisce che misure di identificazione quali fotografie e impronte possono essere prese sulle persone indiziate, o per necessità di raffronto con tracce relative ad un crimine o ad un delitto, oppure in caso di dubbia identità.

Un divieto generale di dissimulazione del viso non appare pertanto necessario.

Sul tema cfr. anche messaggio 6732, p. 7.

Laddove è necessario verificare l’identità, sarà inevitabile scoprirsi il viso per permetterlo. In quei casi, non è necessario un divieto di dissimulazione del viso, perché la conseguenza di non permettere l’identificazione sarebbe l’impossibilità di accedere a determinati servizi (banche, trasporti pubblici con abbonamenti al portatore ecc.).

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3.      Ragioni di sicurezza (protezione della sicurezza della persona stessa)

Può essere discutibile obbligare una persona a proteggere se stessa (circolazione stradale ecc.), ma si tratta di ambiti specifici che nulla hanno a che fare con il divieto di dissimulazione del viso (anzi, il casco lo copre, ed è esplicitamente escluso dal divieto).

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4.      Ragioni di laicità della scuola pubblica

Questione da tempo decisa, ambito delimitato (docente non può portare il velo).
Anche se condivido la laicità della scuola, lascia comunque perplessi perché dall’altra parte i crocifissi ecc. non sono scomparsi …

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5.      Ragioni di ordine pubblico in una società democratica

Come detto, su questo argomento andrebbe analizzata la situazione in Turchia, non lontanamente paragonabile alla nostra.

Se la diversità turba l’ordine pubblico, innanzitutto mi chiedo quante diversità andrebbero vietate. Per prendere un po’ più sul serio la preoccupazione espressa dagli iniziativisti, possiamo dire che la Svizzera ha una lunga tradizione di conflitti confessionali e un’ampia esperienza con minoranze religiose fondamentaliste, con cui ha sempre trovato modi di convivenza.

Quello che va combattuto è l’imposizione stessa, non il suo risultato.

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6.      Prevenzione di reati

Tutto da dimostrare se effettivamente il divieto di mascheramento come lo conosce per esempio Basilea ha comportato una riduzione dei vandalismi in occasione di manifestazioni. In occasione dei carnevali vengono commessi più reati (da persone mascherate) che in occasione di altre feste?

Si tratta di un’affermazione non comprovata.

Comunque, un divieto generalizzato di dissimulazione del viso sotto questo aspetto appare sproporzionato, anche perché chi vuole svaligiare una banca basta che si metta il passamontagna all’ultimo momento.

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7.      Viso aperto (argomento culturale)

Non si impone una determinata cultura (quella di parlarsi a viso aperto) con un divieto, con la frusta. Alla luce dei moderni canali di comunicazione, appare poi anche un pretesto: comunicando per telefono, sms, e-mail, su facebook ecc. non ci si guarda in faccia.

Se non mi sento a mio agio a parlare con qualcuno con il viso coperto, posso parlargliene e magari troviamo una soluzione. In ogni caso la questione passa attraverso la fiducia e l’apertura reciproca.

La libertà non passa attraverso un divieto.

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Come vestirmi, decido io

Il 15 aprile 2013, in vista del dibattito in Gran Consiglio, alcune simpatizzanti del Coordinamento donne della sinistra hanno manifestato la loro opposizione a questo divieto. Per maggiori informazioni, v. il sito del Coordinamento.

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La discussione a livello federale e in altri Cantoni

Confederazione:
11.3043 – Mozione depositata da Hans Fehr il 3.3.2011
Divieto nazionale di mostrarsi in pubblico a volto coperto.
Il Consiglio federale ha proposto di respingere l’iniziativa, il parlamento ha seguito questa indicazione, tra l’altro rilevando che in Svizzera vi sono pochissime donne che usano il velo integrale e perché ritiene che si tratti di una questione di polizia, di competenza dei Cantoni.
(con vari link, sia alla discussione che ad altri interventi a livello federale)

Canton Basilea Città
A Basilea città è stata dichiarata inammissibile un’iniziativa cantonale che chiedeva di introdurre un divieto di dissimulazione del viso nello spazio pubblico.
Il Consiglio di Stato, seguito dal Parlamento, hanno ritenuto che un divieto generalizzato di dissimulazione del viso (“Vermummungsverbot”) violerebbe la libertà personale e la libertà di religione e di coscienza, senza che dall’altra parte vi fosse un interesse pubblico tale da giustificarne larestrizione. Inoltre, un tale divieto generalizzato non sarebbe idoneo né a prevenire reati, né a proteggere le donne che fossero costrette ad indossare un velo integrale (sarebbe anzi controproducente perché le confinerebbe definitivamente nello spazio privato).
Link al messaggio del Consiglio di Stato basilese e ai dibattiti parlamentari: vai

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Per approfondimenti

e prese di posizioni sul tema del burqa, niqab, velo ecc., si veda anche No al burqa, no al divieto del burqa su questo sito

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