Ritratto di donna velata – qui ed altrove

Il velo è solo un tratto di realtà, una realtà che è letteralmente un caleidoscopio di possibilità e combinazioni diverse sempre in trasformazione, non una pietra militare da cementare o rimuovere.”
(Ivana Trevisani, Il velo e lo specchio, pratiche di bellezza come forma di resistenza agli integralismi, Baldini Castoldi Dalai editori, Milano 2006, p. 197)

Il velo ha una lunga tradizione, anche nel cosiddetto mondo occidentale. Senza andare a cercare lontano, basti pensare al velo della sposa, apparentemente ancora oggi in voga, si vedano per esempio le foto su google immagini (digitare velo della sposa).

Il ricordo va ad una conferenza di Francesca Rigotti di alcuni anni fa, in cui mostrava tra l’altro come il velo fa parte della tradizione anche cristiana (dai salmi, alle rappresentazioni della madonna, alle donne che sino a non troppi anni fa si coprivano il capo con un fazzoletto, in modo particolare in chiesa).
Con Francesca Rigotti e Margherita Coldesina anche una recente trasmissione (14.7.2011) su rete due: Il velo.
Sempre di Rigotti (2000). Velo: silenzio e decoro, in Intersezioni, 2, Il Mulino.

Diane Pernet, giornalista di moda, talent scout, blogger di culto, fondatrice del festival di cinema e moda A Shaded View On Fashion Film Festival, ma anche stilista negli anni 80 a New York, si fa ritrarre col velo, anche se a viso scoperto.
Negli anni 60, il foulard era di gran moda, e oggi navigando in internet si trovano di nuovo numerosi siti con consigli su come indossarlo e c’è chi parla di ritorno del foulard, come “elemento di freschezza e di stile”.
E c’è ancora chi fabbrica cappelli con la veletta, un po’ com’erano di moda negli anni ’50 – arte alta del cappello – HUTKunst Japée.
In Giappone, pare sia di moda portare la mascherina, le motivazioni sono nascondere il proprio viso, perché non si è truccate; mantenere il volto al caldo; far sembrare il viso più piccolo e proporzionato; fa sentire sicure; evitare che la gola si secchi, ecc.
Lady Gaga agli MTV EMA 2011 ha detto di nascondere il viso per il botox.

Nell’arte, sono famosi i quadri La velata, di Raffaello, e Donna velata (la Monaca) di Ridolfo del Ghirlandaio, per citare solo due pittori. Oppure, nella scultura, Vincenzo Vela con La preghiera dei morti, o Donna velata, un busto di notevole altezza opera dello scultore italiano l. Marassi.

Nel 2012, hanno avuto grande eco le Pussy Riot, collettivo punk rock russo femminista e politicamente impegnato, che nelle loro performance si vestivano in modo colorato, con “passamontagna” coloratissimi, condannate dalla giustizia russa ma difese nel mondo occidentale in nome della libertà di pensiero, da cui è nato anche un movimento, Pussy Riot Free.

Un film del 1974 si intitola proprio “Ritratto di donna velata”.

La donna velata suggerisce mistero e stimola la fantasia, ma il velo è anche mezzo o fonte d’inganno:
Su un blog: Dal giorno del mio arrivo m’insegui donna velata: mistero c’è in te e forza io non ho per sfuggire gli sguardi tuoi.
La dama velata – storia di una leggenda al cimitero di San Pietro in Vincoli, Torino.
Don Carlos, Giuseppe Verdi, atto III: “Nei giardini della regina a Madrid, durante una festa, Don Carlo ha un convegno con una dama, che gli si presenta velata. Egli crede si tratti di Elisabetta e le conferma il suo amore; ma è invece, la principessa di Eboli, innamorata di lui, la quale, compresi i veri sentimenti dell’infante, decide di vendicarsi.”
Diverse fiabe italiane conoscono il tema del principe che desidera sposare una bella ragazza e si trova a sposarne la sorellastra brutta, scoprendo l’inganno solo quando dopo le nozze lei si toglie il velo.

Attorno al velo vi sono sempre stati anche molti clichés:
Dalek in Burqa – I clichès orientali nell’editoria letteraria – Di Fadia Fariq, Qantara.de – (21/04/2011) – Traduzione e testo di Chiara Rainaldi: “Le autrici arabe musulmane sono state immediatamente associate al velo. Si possono trovare una miriade di teste velate sulle copertine dei loro libri. Il più delle volte i designers sono accecati dalle distinzioni culturali e dalle sfumature. … Questa incuria culturale è comparabile al situare in copertina una foto di Parigi sul romanzo London di Martin Amis, oppure la torre di Pisa sulla copertina del racconto Union Street di Pat Bark.”
Pino Blasone, Orientalismo, stereotipi e archetipi: “La ragazza moresca, berbera o beduina, la donna velata e svelata, l’odalisca dell’harem, la danzatrice orientale, sono frequenti e talora contrastanti stereotipi nelle rappresentazioni femminili orientalistiche.”

Per alcuni, certi “veli” sono simbolo del lutto arabo: Andrea Canfora, Terra news, portale ecologista: Le parole nascoste della primavera araba: “Hijab, niqab e tutti quei manti cupi chiamati chissà perché “veli” sono dunque per me il simbolo del vero lutto arabo: il lutto per l’assassinio dei colori interiori, cioè della creatività, uccisa dai regimi». Per questo la rivolta è donna. E per questo, quando se ne potrà fare un bilancio, la larghezza della libertà delle donne sarà il metro per misurare l’intera riuscita delle rivolte arabe.”

Mi pare che il problema non sia il velo, ma la libertà di poter scegliere se portarlo (e quando e in che modo) o meno.

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