No al divieto del burqa, no al burqa – definizioni e prese di posizione

Le Voilage, di Alexandre Bourgana 2005 (Parigi, 2011)


La discussione su burqa, niqab, velo integrale ecc. è essenzialmente una discussione che strumentalizza i diritti delle donne per denigrare gli stranieri attraverso un approccio superficiale ed ostile all’islam. Vietare o imporre il velo sono due facce di una stessa medaglia: prescrivono come le donne devono vestirsi.
Qui di seguito alcuni testi sul tema. Non corrispondono necessariamente alla posizione cui sono giunta personalmente, riassunta nel titolo.

Definizioni
Prese di posizione sul divieto generale di burqa e niqab
DJS-JDS: Un divieto generale del burqa è contrario ai diritti fondamentali
CFR contro il divieto del velo islamico per le allieve
CFQF: Un divieto generale sarebbe inutile e sproporzionato
Donne PSS: un divieto del burqa non risolve nulla
Consiglio d’Europa: sviluppare misure per accrescere la consapevolezza
Interreligiöser Think-Tank: Verschleierte Politik
Amnesty International sul tema “divieto del burqa in Svizzera”
Letture
Un velo di libertà
Il porto del velo come libera scelta
Strumentalizzazione dei diritti delle donne
Importanza smisurata accordata al tema
Burqa e niqab non sono necessariamente simbolo di sottomissione
delle donne

L’iniziativa cantonale
Opinioni

Definizioni

Si distinguono:
Il burqa, velo integrale specifico dell’Afghanistan che copre interamente il viso e il corpo, con una griglia davanti agli occhi.
il niqab, portato soprattutto in Arabia saudita, la penisola arabica o nei luoghi di diffusione dell’ideologia wahabita, che copre il viso ad eccezione degli occhi. Può anche essere combinato con un velo amovibile per gli occhi.
Il tchador, velo portato in Iran, che copre il corpo dalla testa ai piedi e che può essere accompagnato da un piccolo foulard attorno alla testa.
Il hijab, un foulard che copre testa e collo e che lascia il viso scoperto.
(Fonte: Tangram 25, p. 90)

I testi raccolti qui di seguito, nella maggior parte, parlano del velo integrale, che copre cioè tutto il corpo ed in particolare il volto. Alcuni tuttavia si riferiscono al foulard, la cui valutazione può essere diversa.

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Prese di posizione sul divieto generale di burqa e niqab

DJS-JDS: Un divieto generale del burqa è contrario ai diritti fondamentali.

Piuttosto che criminalizzare le donne che portano il burqa sarebbe opportuno investire le energie a favore della protezione delle donne che in seguito a pressioni da parte di famiglia e società non sono libere nelle loro scelte religiose. – Presa di posizione dei giuristi democratici svizzeri dicembre 2010

CFR contro il divieto del velo islamico per le allieve

“Un divieto generale del velo islamico nella scuola pubblica?
La CFR è contraria a un divieto generale del velo islamico nella scuola pubblica.
A suo avviso non sussiste nessun rapporto gerarchico tra i singoli diritti umani – più precisamente tra la libertà di religione, la parità fra i sessi e il diritto alla non discriminazione – che giustifichi la limitazio-ne di uno di essi, nel caso specifico la libertà di religione. Il divieto del velo islamico costituirebbe pale-semente una discriminazione per quanto attiene alla libertà di religione. Questa discriminazione diretta è contraria alla legge e sarebbe rivolta esclusivamente contro il genere femminile (donne e ragazze). Il divieto costituirebbe pertanto una duplice discriminazione. Si tratta in definitiva di una scorciatoia ina-deguata che ignora e preclude soluzioni mirate che tengono conto dei diritti e del benessere dei minori.” Per la presa di posizione completa: Divieto del velo islamico nella scuola pubblica?

“che, in quanto persone private, devono poter scegliere un abbigliamento conforme alle proprie convinzioni religiose. Secondo la CFR si tratta di una misura discriminatoria in quanto si rivolge esclusivamente a bambine e ragazze di religione musulmana. Una prima denuncia contro il divieto del velo è stata presentata nel Comune di Bad Ragaz (SG). L’istanza superiore, ossia l’autorità di vigilanza sulle scuole regionali del distretto di Sarganserland, si è pronunciata a favore della parte querelante e contro la decisione della Direzione cantonale dell’educazione. La causa è ora pendente presso il Tribunale amministrativo di San Gallo.” – dal rapporto annuale 2010 della Commissione federale contro il razzismo CFR, pagina 2.

CFQF: Un divieto generale sarebbe inutile e sproporzionato

“Velo integrale / Burka / Niqab – La Commissione federale per le questioni femminili CFQF è del parere che il velo integrale costituisca una negazione dell’identità e dell’individualità della donna e rifletta una sessualizzazione denigratoria della donna come oggetto da disprezzare. Inoltre, trasmette un’immagine dell’uomo che la maggioranza dei membri di questa categoria residenti in Svizzera reputa negativa e squalificante. Ciò nonostante, un divieto generale del velo integrale nei luoghi pubblici è fuori luogo. Una simile misura sarebbe infatti inutile e sproporzionata. Secondo la CFQF, lo Stato non deve per contro accettare l’uso del velo che nasconde il volto né a scuola né in qualsiasi altro servizio pubblico, mentre i Cantoni e le collettività devono essere legittimati a imporre la riconoscibilità del viso e l’identificazione delle persone che desiderano accedere alle istituzioni e ai servizi pubblici. I datori di lavoro, dal canto loro, devono poter esigere che i loro dipendenti, mentre svolgono le rispettive mansioni, mostrino il proprio volto alla clientela e ai colleghi.” – Parità dei sessi e pratiche culturali/religiose. Documento di posizione della Commissione federale per le questioni femminili CFQF (giugno 2010).

Donne PSS: un divieto del burqa non risolve nulla

Un divieto del burqa non risolve nulla. No al divieto del burqa: rafforziamo piuttosto la lotta per la parità tra donne e uomini! Comunicato stampa donne PSS 7.5.10 (in francese).


Consiglio d’Europa: sviluppare misure per accrescere la consapevolezza

“Invece di introdurre leggi che proibiscono di indossare certi abiti i governi, secondo l’assemblea, dovrebbero sviluppare misure che mirino ad accrescere la consapevolezza delle donne musulmane dei loro diritti e che le aiutino a partecipare pienamente alla vita pubblica offrendogli anche eguali opportunità nel mondo del lavoro in modo che possano ottenere l’indipendenza sociale e economica.” CdT, 24.6.10 La risoluzione (1743 del 23.6.2010): link; Résolution_1743_pdf

Interreligiöser Think-Tank

Verschleierte_Politik – Stellungnahme des Interreligiösen Think-Tanks zur politischen Debatte um ein Burka-Verbot in der Schweiz, 11 maggio 2010: “Es gibt für die Schweizer Gesellschaft viele Fragen rund um die eigene Identität in Zeiten von Globalisierung, Finanzkrise und multikulturellem Zusammenleben, die nicht gelöst sind. Sie mit einem Burka-Verbot auf dem Rücken einiger weniger muslimischer Frauen lösen zu wollen, verschleiert die wahren gesellschaftlichen und politischen Probleme und ist mit Sicherheit der falsche Weg.”

Amnesty Internationale sul tema del divieto del burqa in Svizzera

Amnesty International ha preso posizione contro l’introduzione di un divieto generale del burqa in Belgio e preso posizione anche contro un tale divieto in Svizzera. Versione in francese.

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Letture

Un velo di libertà

È ammissibile la scelta di una ragazza di portare il velo in una società di donne che hanno scelto l’emancipazione? Sabina Negri se lo domanda nel suo spettacolo ‘Mia figlia vuole portare il velo’, un viaggio nel conflitto fra scienza e religione per scoprire, ci dice, ‘una scelta di libertà’. Perché ‘siete più subordinate al potere maschile voi donne che vi scoprite piuttosto che noi che decidiamo di coprire il nostro corpo’. Articolo di di Claudio Lo Russo su LaRegione dell’11.2.2012: leggi l’articolo.

Il porto del velo come libera scelta

“Molte femministe islamiche rifiutano assolutamente l’idea occidentale che il velo sia un’oppressione perpetuata dagli uomini. Secondo loro il velo non è un simbolo di oppressione o di sottomissione, ma una libera scelta che molte donne nel XXI secolo stanno facendo come espressione della propria identità religiosa e culturale” – da Due parole sul femminismo islamico, Intervista a Renata Pedicelli apparsa sul CdT nel mese di ottobre 2010

Strumentalizzazione dei diritti delle donne

“In quanto femministe prendiamo parte per le donne. Non vogliamo batterci per un divieto del niquab, ma vogliamo lottare con le femministe contro l’oppressione delle donne, in tutte le sue forme. D’altronde vietare un simbolo dell’oppressione non fa ancora cessare l’oppressione in quanto tale.” (traduzione RW) – “Non à l’interdicition di niqab – non au niqab – Entretien avec Annie Segui, in Wider die Instrumentalisierung von Frauenrechten – Burkaverbot: Feministische Positionen und Analysen, Olympe, Feministische Arbeitshefte zur Politik, Heft 31, settembre 2010

Importanza smisurata accordata al tema

“La résurgence du foulard n’est qu’un symptôme et un révélateur qui ont été abusivement systématisés et généralisés. L’importance accordée à l’affaire du foulard en France, alors qu’elle a toujours été un phénomène mineur, est une parfaite illustration de cette démesure. Les jeunes Françaises, originaires du Maghreb, de l’Orient, de l’Afrique, de la Turquie et de l’Iran, qui ne portent pas de foulard sont infiniment plus nombreuses que celles qui le portent, mais ce sont ces dernières qui seules sont visibles, invitées à la télévision et à la radio, et jetées en pâture aux “défenseure-ses” de la République” di Ghaïss Jasser, Voile qui dévoile intégrisme, sexisme et racisme in Nouvelles Questions Féministes NQF, vol 25, no. 3/2006

Burqa e niqab non sono necessariamente simbolo di sottomissione delle donne

“L’interdiction du port du voile intégral peut donc se justifier par diverses raisons. L’erreur serait de se tromper d’arguments: la burqa ou le niqab ne sont pas forcément des signes de soumission de la femme car cela peut très bien être la conséquence d’un choix volontaire. De plus, 25% des femmes portant le voile intégral sont des converties ayant suivi l’ensemble du cursus scolaire. Les témoignages de ces musulmanes démontrent que leurs motivations sont nombreuses et qu’une interdiction générale, pour de mauvaises raisons, ne faciliterait en rien l’objectif avoué d’une meilleure intégration. De l’avis des experts musulmans, religieux ou universitaires, tant la burqa que le niqab ne sont pas des signes religieux mais plutôt des symboles d’appartenance sectaire et c’est comme cela qu’ils devraient être traités. Il ne faudrait donc pas mettre du religieux là où il n’y en a pas. La réalité des sociétés européennes démocratiques revendiquant l’égalité des genres, un tel symbole d’auto exclusion d’une partie de ces citoyennes ne peut être bien perçu par la population. Comment ne pas voir dans cet apparat vestimentaire un signe de refus d’intégration, un rejet de l’espace commun, un refus d’un avenir fondé sur un ensemble de valeurs communes?” Islam en Europe, quelle coexistence? Stéphane Lathion in TANGRAM_25 – bollettino della CFR, giugno 2010, numero dedicato all’ostilità nei confronti dei musulmani, p. 86

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L’iniziativa cantonale

Vietare la dissimulazione del viso nei luoghi pubblici e aperti al pubblico: l’iniziativa cantonale – riuscita e su cui occorrerà pertanto votare – chiede di modificare la costituzione cantonale, come segue:
Art. 9 a : Divieto di dissimulazione del proprio viso
1.
Nessuno può dissimulare o nascondere il proprio viso nelle vie pubbliche e nei luoghi aperti al pubblico ( ad eccezione dei luoghi di culto) o destinati ad offrire un servizio pubblico.
2. Nessuno può obbligare una persona a dissimulare il viso in ragione del suo sesso.
3. Le eccezioni al primo capoverso e le sanzioni sono stabilite dalla legge.
Art. 96 : Disposizione transitoria dell’art. 9 a
L’art. 9 a entra in vigore contemporaneamente alla nuova legge di applicazione.

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Opinioni

Gli imburqati – LaRegione 19.1.2013, articolo di Ivo Silvestro su burqa e la nostra cultura e identità

Le vittime sono sempre le donne
Giuliana Sgrena, La vita sotto il burqa, il Manifesto 10.10.2007: “La decisione recente del prefetto di Treviso, Vittorio Capocelli, di permettere l’uso del burqa, così come quella, di tre anni fa, del sindaco della stessa città, Giancarlo Gentilini, di arrestare le donne che lo portano è innanzitutto un fatto di inciviltà, che riguarda entrambi gli atteggiamenti. Di cui sono sempre vittime le donne.”

Via il burqa, ma senza penalizzazione della donna
Giuliana Sgrena, “Via il burqa per difendere la dignità delle donne”, giovedì 28 gennaio 2010: “E l’Italia? Finora diverse proposte di legge giacciono in parlamento, ma il problema non è mai stato veramente affrontato nel suo insieme. Che può essere affrontato solo garantendo stessi diritti e stessi doveri per tutti i cittadini che vivono nel nostro paese. Viso scoperto per tutti, niente burqa dunque ma senza penalizzazione della donna che è già vittima di anacronistiche imposizioni. Via il burqa per sostenere l’affermazione dei diritti di tutte le donne, senza discriminazioni.”

Tolleranza versus rispetto.
Nel villaggio globale è ora che la tolleranza lasci posto al rispetto – Questa la conclusione scaturita dal convegno organizzato dal P.E.N. International e svoltosi sabato a Lugano. Mariella Delfante, CdT (?) del …

Razzismo figlio della crisi economica? di Osvaldo Migotto, CdT 15.10.10: “Non meno pericolose sono però quelle prese di posizione e quelle decisioni del­le autorità politiche ed amministrati­ve che nel tentativo di garantire pari diritti ad immigrati e popolazione lo­cale, finiscono a volte per discrimina­re la popolazione locale.”

Paura della religione
Sandro Guzzi-Heeb, La Regione 9.9.10: “Ma non è giusto, anzi è discriminatorio, creare apposta delle leggi volte unicamente a mettere al bando usi relativi ad altre culture e religioni: a meno che queste non minaccino il funzionamento della società come nel caso di gruppi terroristici. L’argomento secondo cui tali proibizioni aiuterebbero le donne islamiche, è una pia illusione: l’integrazione della popolazione straniera è un compito fondamentale, ma essa richiede delle misure ben più attive e mirate, non qualche colpo di bacchetta magica legislativa.”

Velo spiego io.
LaRegione 9.2.10: L’indicazione dei parlamentari francesi favorevole al divieto di indossare burqa e niqab nei luoghi pubblici rilancia in Francia il dibattito sul velo islamico. Intervista a Sihem Habchi, presidente del movimento di donne Ni putes ni soumises

Il burqa è in contrasto con i nostri principi
Marina Masoni, CdT 23.4.11: “Non occorre attendere che il burqa e il niqab si diffondano nel nostro Paese per affermare, nella nostra carta fondamentale, che queste espressioni di chiusura e di intolleranza non possono avere diritto di cittadinanza da noi: …”

Molte delle opinioni fanno leva sul tema della sicurezza. Sulla questione si vedano anche le Riflessioni sulla sicurezza su questo sito.

Il burqa non mi piace
“Il burqa, come la gente mascherata, mi piace poco” – Interviste, DFGP, 10.05.2010. Tribune de Genève, Xavier Alonso: “Il ministro di giustizia Eveline Widmer-Schlumpf si dice favorevole a un divieto del burqa in Svizzera. Il suo sostegno a tale misura non è dettato da motivi religiosi, bensì da ragioni di sicurezza. La Città di Friburgo ha ridotto del 15 % le prestazioni sociali concesse a musulmane velate.” – l’intervista

Il burqa non ha senso.
Il burqa tra religione, usanze e libertà: “Non è nemmeno scritto che non lo debbano indossare, ma semplicemente perché prima il burqa non esisteva. E non vedo perché una cosa che non esisteva debba diventare usanza in un Paese come la Svizzera.” Ziwamil Kareem, candidato del PPD al Gran Consiglio, sul CdT 14.1.11.

La diversità turba l’ordine pubblico.
Burqa e niqab vanno vietati: “Il loro messaggio è inequivocabile: con voi non comunico, a voi mi impongo con la mia diversità che vi destabilizza, vi sfida. Non è forse un modo subdolo di turbare l’ordine pubblico?” Lauro Tognola sul CdT 19.10.2010.
Commento: Questa affermazione la ritengo particolarmente pericolosa, perché significa in pratica dichiarare un problema di ordine pubblico ogni diversità, in contrasto con una società democratica e libera.

O Burqa o integrazione.
Eva Feistmann, CdT,15.5.10

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